Il no di Roma alle Olimpiadi 2024? Evitati due miliardi di debiti. Chi critica la Raggi ignora il piano del Coni

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Si fa presto a dipingere Virginia Raggi come un nuovo Nerone. Fuori dai soliti circoli del potere capitolini, quelli in cui si costruiscono carriere e progettano cadute, sembra proprio il capro espiatorio perfetto. Piaghe infette, che si sono create e che si sono allargate all’ombra del Cupolone nel corso dei secoli, diventano tutte colpa sua. Al massimo di tutto il Movimento 5 Stelle, su cui vi è la grave macchia di essere composto da cittadini e non da politici a tempo pieno. Non poteva andare diversamente con la vicenda delle Olimpiadi. Tutti a fare il segno della vittoria con una mano, dopo aver conquistato con Milano e Cortina i Giochi invernali 2026, e con il pollice verso dall’altra, per sbeffeggiare la sindaca che ebbe il coraggio di dire no alle Olimpiadi 2024 a Roma. Nessuno però si degna di ricordare il perché di quella rinuncia, che fu qualcosa di ben diverso da un capriccio o dalla semplice paura di gestire un evento di una simile portata. Fu un gesto di coraggio e responsabilità nei confronti dei romani diventato oggetto di una incessante campagna denigratoria.

CITTA’ DA SALVARE. Altro che no alle Olimpiadi deciso dal meccanico di Alessandro Di Battista. La sindaca Raggi si oppose alla candidatura per evitare un altro salasso alla sua città. Una vicenda ricordata ieri sul Blog delle Stelle. Roma ha un debito di 11 miliardi di euro. Ben noto anche alla Lega che da lunedì si fa beffe dei pentastellati per non essere saltati sul treno olimpico come hanno fatto loro al Nord. Noto al punto tale che, nel costante braccio di ferro con gli alleati, Matteo Salvini ha mostrato alal fine disponibilità ad elargire fondi per il cosiddetto salva-Roma solo se fossero stati concessi fondi anche ad altre città in difficoltà, facendo diventare la manovra un salva-Comuni. E ospitare i Giochi nel 2024 avrebbe aumentato quel debito di due miliardi. Sul piano finanziario c’è infatti un aspetto a cui non fanno cenno né il presidente del Coni, Giovanni Malagò, né Luca Cordero di Montezemolo, sempre presente quando si parla di grandi eventi, impegnati esclusivamente a tirare una dietro l’altra frecce avvelenate alla sindaca Raggi.

LA TRAPPOLA. Il progetto del Coni su Roma conteneva una la stima dei costi da sostenere pari a circa 5,3 miliardi di euro. Il Comitato olimpico internazionale, gli sponsor e il ricavato del merchandising avrebbero dovuto coprire spese fino a 3,2 miliardi, ma due miliardi sarebbero rimasti sulle spalle dei romani già incurvate da un debito accumulato negli anni. Il buco si sarebbe allargato raggiungendo quota 13 miliardi. E Raggi ha detto responsabilmente no. Ha fatto un passo indietro rispetto a una vetrina prestigiosa, ma non se l’è sentita di mettere le mani nelle tasche dei suoi concittadini, che ancora pagano per gli investimenti fatti con le Olimpiadi del 1960.  Sul Blog delle Stelle viene infine ricordato anche che in zona Romanina era prevista la costruzione del villaggio olimpico, in pratica un nuovo quartiere, non previsto dal Prg e che avrebbe avuto come principali beneficiari i signori del mattone. Debiti, tasse, insomma le solite lacrime e sangue per i romani. Ma un fiume di denaro per i soliti costruttori. Un particolare che rende un po’ più semplice capire perché tante e così feroci critiche verso Virginia Raggi. La sindaca non è immune da scivoloni, forse però sulle Olimpiadi ha visto giusto e ha visto pure lontano.