Il Punto di Mauro Masi. Benissimo la diffusione capillare degli smartphone, ma servono regole rigide per tutelare la privacy

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Nonostante il ritiro del Galaxy Note 7, Samsung è ancora saldamente il leader del mercato globale degli Smartphone nel terzo trimestre 2016. Apple accorcia la distanza dai coreani ma entrambe le compagnie perdono quote in un mercato peraltro in ulteriore espansione. Tutto ciò secondo le statistiche di IDC (il primo gruppo mondiale specializzato in ricerche di mercato); secondo questi dati, nel periodo in esame, sono stati consegnati circa 363milioni di cellulari (non contando i Samsung 7) con un incremento dell’1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Tuttavia, sempre secondo IDC, Samsung ha perso, in un anno, il 13,5% delle quote di mercato; Apple il 5,3%. Crescono invece i produttori cinesi: Huawei (al terzo posto in assoluto) e i nuovi  OPPO e Vivo. Questi dati meritano alcune riflessioni. Quando nel gennaio 2007 Steve Jobs presentò ad una ristretta cerchia di aficionados lo smartphone disse “Questo cambierà tutto”; ha avuto ragione. In solo nove anni gli smartphones hanno penetrato ogni aspetto della vita contemporanea cambiandola profondamente. Circa la metà della popolazione adulta del mondo ne possiede uno  e, entro il 2020, la percentuale salirà all’80%. Secondo una recente statistica gli americani consultano i loro smartphones in media per più di due ore al giorno; più dell’80% dei possessori di “telefoni intelligenti” controlla le mail, i messaggi e gli altri servizi entro 15 minuti dall’averli ricevuti; circa il 10% ha ammesso di aver usato il “telefonino” mentre faceva sesso. Questo dimostra, se ce ne fosse ulteriormente bisogno, l’ubiquità dello smartphone che è al tempo stesso causa ed effetto del suo travolgente successo.

Tutto bene dunque? Andremo incontro ad un mondo in cui, grazie agli smartphone, i 6 miliardi e più di viventi saranno tutti connessi? (è l’esplicito obiettivo di Mark Zuckerberg guru e proprietario di Facebook). Forse saremo tutti più connessi e più felici (??) ma qualcosa nel frattempo dovrà cambiare. In primis sul terreno della privacy. Le incredibili potenzialità tecniche che si porta dentro uno smartphone anche il più elementare e a buon mercato, permettono di raccogliere dati su ciascuno di noi in maniera incontrollata ed indiscriminata in una dimensione che non ha precedenti (e questo al di là delle possibilità di spionaggio illegale per cui lo smartphone può trasformarsi in un terminale di ascolto o in un ripetitore). E’ qualcosa che non può essere lasciato al solo mercato e alla spinta delle grandi imprese high-tech verso sempre maggiori profitti; i governi prima o poi dovranno trovare un punto di equilibrio e creare un quadro di regole valide a livello internazionale chiare e semplici per cui lo smartphone nella nostra tasca sarà davvero, e senza le ambiguità attuali,  il nostro amico in più.