Il Punto di Mauro Masi. Boom di iniziative sulla Rete per diffondere la musica come terapia

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La musica come terapia non è certo una novità  e se ne trovano esempi fin dall’antica Grecia ma ora le possibilità offerte dalla Rete stanno favorendo tutta una serie di iniziative cui guarda con molta attenzione anche il mondo scientifico.

E il caso di MedRhythms, piattaforma (che presto diventerà un app) creata per chi è colpito da Parkinson, autismo, sclerosi multipla, infarto, e subito accolta da importanti centri di riabilitazione a Boston e a New York. Si tratta di sedute individuali di un’ora, con chitarra o pianoforte,  condotte da terapisti. I miglioramenti sembrano essere consistenti e costanti e i pazienti dimessi vengono seguiti da MedRhythms tramite computer, con programmi digitali personalizzati, dove il ritmo si aggiorna a seconda dei progressi registrati da sensori. Sponsorizzano il metodo anche notissime pop star tra cui Adele. Un App simile è SingFit, che ospizi e case di cura statunitensi già adottano come trattamento medico per malati di depressione, demenza e Alzheimer. Si può scaricare da iTunes, ed è una sorta di karaoke con oltre cento brani scelti da logopedisti e psicologi per chi ha necessità di recuperare la parola e il ricordo.

C’è una sigla che per ora aleggia solo tra gli addetti ai lavori delle ICT ma che tra poco diventerà di dominio comune anche qui in Italia: è “5G”. Oggi “5G” è, più che altro, un riflesso di idee e speranze, le più varie;  il dibattito in corso verte proprio su cosa riguardi esattamente. In ogni caso, riguarderà la prossima generazione mobile e dovrebbe permettere velocità di trasferimento altissime (per esempio, scaricare un film intero in pochi secondi) e maggiore efficienza. E’ noto infatti che alle nuove generazioni mobili sono assegnate bande di frequenza e maggiore larghezza di banda spettrale per canale di frequenza con sostanziale aumento della velocità di trasmissione. Ciò sarà possibile anche per il 5G? Molto probabilmente si, ma c’è chi ne dubita e comunque una maggiore velocità di trasmissione “di picco” non necessariamente potrebbe essere la caratteristica prioritaria del 5G che piuttosto potrebbe risiedere nella capacità di abilitare una serie di servizi diversi. Non più soltanto le chiamate vocali, i messaggi, Internet ma anche la connessione tra diversi dispositivi, tra sensori e macchine: quindi un orizzonte aperto sul mega-mondo dell’Internet of Things (Internet delle cose). Le Autorità dovranno fissare gli standards avendo a mente che il 5G dovrà comportare (almeno): una rete mobile super efficiente; una rete senza fili in fibra  convergente; una rete super veloce a copertura “continua” e affidabile. La Commissione UE  pressa perché tutto sia pronto entro il 2020 e che, soprattutto, entro quella data siano liberate negli Stati membri le frequenze oggi occupate dalle TV per destinarle allo sviluppo dei servizi 5G e Internet of Things. Le nostre Autorità stanno valutando con molta attenzione la road map necessaria per l’Italia.

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