Il Punto di Mauro Masi. Legittimo il regolamento dell’Agcom che tutela il diritto d’autore in Rete

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E’ legittimo il Regolamento AGCOM (entrato in vigore nel marzo 2014) che tutela il diritto d’autore in Rete. Lo ha deciso il TAR del Lazio con due sentenze con le quali ha respinto i ricorsi presentati da diverse associazioni di consumatori e provider. Nel settembre 2014 lo stesso TAR del Lazio aveva rinviato la questione alla Corte Costituzionale avanzando dubbi sulla legittimità delle nuove regole; la Corte, dopo 15 mesi, aveva rimesso la questione al TAR lasciando in vigore l’efficacia del Regolamento. Ora il Tribunale Amministrativo ha espressamente riconosciuto la sussistenza di poteri regolamentari e di vigilanza esercitati da AGCOM anche nel settore  della tutela del diritto d’autore in Rete. Il Regolamento permette all’Autorità, in presenza di ben definite contestazioni da parte degli aventi diritto, di intervenire in via amministrativa per ottenere la rimozione della pubblicazione non autorizzata su Internet di prodotti tutelati dal diritto d’autore. Il tutto con una procedura snella e relativamente veloce che si affianca, ma non sostituisce, quello del ricorso alla magistratura ordinaria che può essere sempre scelta dagli interessati. L’entrata in vigore del Regolamento ha permesso, due anni fa, di far uscire (dopo ben 25 anni)  il nostro Paese dalla “lista nera” del Governo USA dei Paesi in cui non è garantito a sufficienza il copyright/diritto d’aurore.

Per il mondo della Rete, la notizia è in qualche modo storica: secondo Aodhan  Cullen  capo di StatCounter ( società che da quasi un decennio analizza l’andamento degli accessi al Web) nel corrente mese di marzo gli utenti che accedono alla Rete attraverso il sistema Android hanno superato, per la prima volta in assoluto, quelli che utilizzano Windows di Microsoft (37,13% per Android, 37,91 per Windows,  staccato iOS di Apple che ha accessi globali pari  al 13,11%). Tutto ciò è conseguenza del costante calo di vendita dei personal computer contrapposto alla crescita del mercato degli smartphone e dei tablet trainato soprattutto dai Paesi emergenti  India, Cina, Estremo Oriente e Africa. Negli USA e Europa, invece, Microsoft è ancora saldamente in testa: da noi in Italia Windows è al 54%, Android al 28%,  iOS al 20%.

Nella Rubrica della scorsa settimana avevano dato notizia dell’ordinanza della Corte UE  L. 256/16 concernente la fornitura attraverso Internet, in modalità “cloud computing”, di  un  sistema informatico di videoregistrazione da remoto dei programmi televisivi trasmessi dalle principali emittenti italiane. Il caso riguarda un contenzioso tra la società Vcast e Rti portato all’attenzione della Corte UE  dal Tribunale di Torino. Corre l’obbligo precisare che la Corte UE si  è limitata a rinviare la decisione e l’avvocato generale Maciej Szpunar presenterà le sue conclusioni il prossimo 19 luglio. Come è stato osservato, la Corte sarà chiamata a valutare la compatibilità con il diritto dell’Unione di due norme apparentemente contraddittorie dell’ordinamento italiano: l’una che vieta all’altra che consente (dietro pagamento forfettario) all’imprenditore commerciale di fornire ai privati il servizio di videoregistrazione da remoto in modalità cloud computing.