Il Quirinale chiede stabilità. Ma la maggioranza già traballa. La Lega ha iniziato a smarcarsi sulla politica sanitaria. E l’iter del Pnrr può mettere a dura prova i Migliori

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Era atteso il riferimento alla parola “stabilità” nel discorso di insediamento del presidente della Repubblica (leggi l’articolo). La pandemia ancora non è finita e, soprattutto, fanno paura le scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza con i cento obiettivi da raggiungere entro l’anno. In ballo ci sono 46 miliardi di euro. Serve un Governo solido per uscire dalle emergenze.

“La stabilità di cui si avverte l’esigenza è fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune. L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno. Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati”, ha detto Sergio Mattarella. Ma quanto è affidabile il Governo dei Migliori? Appena il giorno prima del discorso di Mattarella, in Consiglio dei ministri, si è consumato l’ultimo strappo della Lega. I cui ministri non hanno votato il nuovo decreto Covid.

La verità è che Matteo Salvini, uscito azzoppato dalla partita sul Quirinale, ha necessità, per non essere ulteriormente scavalcato a destra da Giorgia Meloni, di tenere alti i toni. Insiste col dire che a breve vedrà il premier, per rimettere al centro dell’agenda le “vere emergenze” del Paese. E mercoledì è già andato al ministero di via XX Settembre, a titolo dimostrativo, per parlare con il ministro Daniele Franco del caro bollette. Ma lo strappo della Lega e l’attivismo di Salvini vengono duramente criticati dai suoi alleati di Governo.

Da sinistra a destra. Dal Nazareno hanno stigmatizzato la scelta dei salviniani in Cdm: “Si spera sia solo un incidente ma rischia di aumentare l’instabilità” del Governo, mentre la maggioranza dovrebbe “compattarsi al fianco di Draghi” come fa il Pd. Da destra a bacchettare il numero uno di via Bellerio c’è Forza Italia. “Sono rimasto un po’ stupito dal fatto che alcuni ministri non abbiano votato il provvedimento. Sostanzialmente si dice che stiamo uscendo dalla pandemia, che stiamo recuperando libertà, ed è singolare che qualcuno non abbia votato”, ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria ed ex vice capogruppo di FI alla Camera.

“Sarebbe pericoloso – ha aggiunto – se una parte del centrodestra, importante come la Lega, dovesse consegnare Draghi al centrosinistra”. Duro anche il senatore azzurro Andrea Cangini. “Come diceva Confucio chi insegue due lepri finirà per perderle entrambe. Salvini ne insegue più di due. C’è la lepre di Governo e quella di opposizione, c’è la lepre sovranista e quella europeista, quella vax e quella non vax, quella regionalista e quella nazionalista”.

E in tutto questo c’è da aggiungere il nervosismo del ministro leghista Giancarlo Giorgetti, draghiano di ferro. Che il giorno prima ha disertato Cdm e cabina di regia mentre non smettono di circolare le voci su sue possibili dimissioni. E c’è chi giura che la Lega stessa non resterà a lungo nella compagine governativa. Salvini ovviamente nega tutto: “Ci mancherebbe altro”, risponde a chi gli chiede se il suo partito è stabile al Governo. “Siamo qui per lavorare. Valutiamo in base ai fatti. Lascio a Letta e a Conte i ragionamenti partitici”, dice.

Altro fattore di instabilità la polveriera M5S in cui si sta consumando una resa dei conti al vertice tra l’attuale numero uno Giuseppe Conte e l’ex capo politico Luigi Di Maio. I prossimi mesi ci diranno quanto è stabile il Governo di Mario Draghi. Gli appuntamenti che lo attendono – primo fra tutti il Pnrr con le riforme richieste tra cui quella fiscale – rischiano di mandare in fibrillazione una maggioranza già così precaria.