Il sindacato

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di Gaetano Pedullà

Su un giornale riformista come La Notizia, l’ultimo arrivato tra i quotidiani di questo Paese e dunque il primo a volerne un profondo cambiamento, non è la prima volta che ci occupiamo dei sindacati. La mancanza di trasparenza nei loro sontuosi bilanci, gli intrecci con la politica, l’occupazione di cariche in aziende pubbliche sono state al centro di inchieste rigorose e dettagliate. La Cgil per questo ci ha querelato, chiedendoci un risarcimento che potrebbe farci chiudere il giornale. Non sarebbe la prima volta d’altronde che questi signori distruggano il lavoro, piuttosto che contribuire a crearlo. L’ultima trincea scavata dalla Camusso lascia però senza parole. Un sindacato che pretende di essere consultato su tutto, che ha ingessato l’Italia con decenni di concertazione, di inconcludenti tavoli fumosi e di scioperi sulla pelle dei lavoratori, adesso nega la stessa autorità del Governo. Il motivo? Chi ne fa parte non viene da quella famiglia politica, anche se il Pd ha mandato in Parlamento decine di dirigenti sindacali. Una nuova classe dirigente che ha mille difetti – e questo giornale non fa sconti, nemmeno al ministro delle Riforme Boschi, come potete leggere all’interno – ma di sicuro sta cercando di scuotere un sistema bloccato. E le riforme, nonostante per ora siano solo annunciate, stanno facendo emergere i grandi equivoci che ci impediscono di ripartire, svelando come forze dichiaratamente progressiste – è il caso dei sindacati, ma anche di tante lobby – in realtà sono profondamente conservatrici. Soprattutto dei loro interessi e piccoli affari di bottega.