Il sistema fa acqua. Soldi per la prevenzione dal dissesto idrogeologico disponibili dal ‘98 ma fermi al palo

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di Carmine Gazzanni

Ogni anno la stessa tragica storia. Alle prime alluvioni ci troviamo a contare danni, sfollati e, purtroppo, spesso anche morti. A Benevento quest’anno. Ma, guardando a ritroso, la lista è interminabile. Purtroppo, però, in Italia spesso si preferisce ribaltare la massima secondo cui prevenire è meglio che curare. Tanto che gli ultimi dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) dicono che dal 1999 al 2012 sono stati finanziati 4.808 interventi di difesa del suolo a seguito di alluvioni per un totale di 4,49 miliardi di euro. Tutto questo, nonostante siano disponibili fondi sia nazionali che europei per contrastare il dissesto idrogeologico, che spesso (troppo spesso) rimangono nel cassetto. Per i motivi più disparati, dai cavilli burocratici fino alle ragioni più assurde come l’assenza di progetti presentati.

LAVORI FANTASMA – Eppure il quadro desolante è esattamente questo. Solo qualche mese fa (aprile 2015), d’altronde, la Corte dei conti ha pubblicato una relazione che passa al setaccio la “gestione degli interventi sia per la programmazione attivata nel decennio 1998-2008 sia per gli Accordi di programma 2010-2011”, sottoscritti dal ministero dell’Ambiente con i soggetti attuatori delle varie regioni. Il bilancio è a dir poco fallimentare. Secondo quanto rivelato dai magistrati contabili, gli interventi programmati sarebbero dovuti essere 1621. Se tutti fossero arrivati al termine, probabilmente, gran parte degli incidenti dovuti a frane o smottamenti non si sarebbero verificati. Purtroppo, però, solo una minima parte (317) sono stati conclusi. In soldoni, parliamo di 200 milioni concretamente impiegati, a fronte di un finanziamento complessivo di 2,1 miliardi di euro. Le ragioni? Innanzitutto burocratiche: secondo i magistrati il coinvolgimento di più soggetti pubblici crea solo caos. Anche perché si ritrovano ad essere “non dialoganti e/o in contrapposizione”. Dalle gestioni commissariali agli uffici regionali fino alle amministrazioni centrali. Una gestione, insomma, che è fa acqua da tutte le parti.

DANNI STELLARI – Una situazione nera. Secondo i dati di Italia Sicura, d’altronde, i danni legati alle emergenze idrogeologiche soltanto degli ultimi 16 mesi ammontano a 7,9 miliardi di euro e, da maggio 2013, sono stati aperti 40 stati di emergenza, di cui 14 ancora in corso. Basti pensare allo stato d’arte in una delle Regioni più colpite dall’alluvione di ieri, la Campania. Su 293 cantieri avviati, sono conclusi solo la metà (154). In soldoni, parliamo di 107 milioni giunti “a termine” su un totale di 385 milioni. Nemmeno la metà.

SOLDI AL PALO – E se ci spostassimo sui fondi europei? La situazione non cambia. Secondo quanto riportato dalla banca dati “Open Coesione” nella sezione dedicata alla cura dell’ambiente (e dunque anche alla prevenzione di frane e alluvioni), risultano finanziamenti per 10,8 miliardi. Ma i pagamenti sono fermi a 2,9. Troppo poco per pretendere che alla prima tromba d’aria, non salti tutto.

@CarmineGazzanni