In Medio Oriente si spara in italiano. Giallo sugli affari con la Giordania, ma la Farnesina non spiega

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Un incremento spaventoso, pari al 63%. Il commercio armato che lega il nostro Paese a quelli del Medio Oriente è cresciuto, nel 2016, in maniera clamorosa, arrivando a toccare quota 161 milioni di euro, soprattutto grazie agli affari che legano l’Italia all’Arabia Saudita (l’anno scorso consegne per 40 milioni) e, soprattutto, alla Giordania (52 milioni di euro). È questo uno dei dati che emerge dal “Rapporto sulle esportazioni nel 2016 di armi e munizioni dall’Italia e dalla provincia di Brescia” che gli analisti dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e di Difesa (Opal) hanno presentato in questi giorni. Sulla base dei dati forniti da Istat ed Eurostat, ricostruisce l’Opal, le esportazioni di armi e munizioni, di tipo militare e comune, nel 2016 hanno toccato quota 1.222.438.632 euro.

Crescita boom – Nonostante il leggero calo (-2,4%) rispetto al 2015, a crescere in maniera spaventosa è soprattutto la vendita di rivoltelle e pistole che nel 2016 hanno portato a guadagni per oltre 76 milioni di euro. “Si tratta della cifra record dal 1990”, commenta non a caso l’analista e autore del rapporto, Giorgio Beretta. E dove vendiamo principalmente? Sul gradino più alto del podio non potevano che esserci gli Stati Uniti (consegne per 40,4 milioni di euro). Ma sono soprattutto gli altri nostri acquirenti ad incuriosire. Nel corso del 2016, per esempio, sono state consegnate 38.100 pistole (per un ammontare di 14,8 milioni di euro) all’Iraq, 8.332 pistole alla già citata Giordania (per 1,7 milioni), 3.500 all’Oman (977mila euro). E poi, ancora, nella lunga lista dei nostri “clienti armati” ritroviamo l’Egitto che, nonostante Giulio Regeni, ha acquistato dalle aziende italiane 1.233 pistole per 433.607 euro, l’Argentina (vendite per 2,7 milioni), il Messico (1,6 milioni) e il turbolento Venezuela (762mila euro).

Il mistero – Ma torniamo, ancora una volta, sulla Giordania. È qui, infatti, che emerge quello che si direbbe essere un giallo. Nel 2016, come detto, sono state esportate in Giordania armi e munizioni per oltre 52 milioni di euro, per l’esattezza 52.213.637 euro. “Se una piccola parte – spiega Beretta – riguarda armi leggere esportate dalle aziende della provincia di Brescia (1.832.709 euro) e di munizioni dalla provincia di Lecco (986.134 euro), la parte più consistente riguarda esportazioni dalla provincia di Roma (49.331.855 euro). L’anomalia sta nel fatto che, dato l’ammontare, è impensabile che si tratti di armi comuni, cioè di armi destinate alla popolazione civile”. Cosa vuol dire questo? Che per la fetta maggiore della vendita di armi in Giordania si dovrebbe trovare nelle relazioni governative la relativa autorizzazione all’esportazione, come prescrive la legge. Peccato, però, spiega ancora Beretta, che nelle “nei report inviati negli anni recenti al Parlamento le autorizzazioni all’esportazione di armamenti alla Giordania non raggiungono i 28 milioni di euro. E perciò all’appello mancano due dozzine di milioni di euro”. Per capirci: chi e quando ha autorizzato l’esportazione alla Giordania? E, soprattutto, per cosa? Domande che, ovviamente, La Notizia ha rivolto all’Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento), ufficio che fa capo alla Farnesina di Angelino Alfano. “Questa Autorità – ci dicono dall’Uama – non commenta dati altrui, ma si attiene alle autorizzazioni rilasciate. Eventuali discrepanze con i nostri dati potrebbero essere dovute a vari fattori”. Ad esempio? “La distribuzione pluriennale delle movimentazioni” oppure “eventuali proroghe alle esportazioni”. Una risposta che, però, non soddisfa l’Opal: “Singolare che l’Autorità preposta al controllo delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti, decida di fatto di dare una non-risposta e non commentare nel merito”. Il giallo resta. Per un valore di 52 milioni.

Tw: @CarmineGazzanni