Tante cattive e poche buone notizie. Di fronte a un Paese diviso tra la crisi idrica del Nord e le riserve del Sud in crescita, a preoccupare รจ soprattutto lโaumento dei fenomeni meteorologici estremi. La crescita รจ stata del 40% in un solo anno in Italia, come emerge dai dati presentati dallโAnbi in occasione della presentazione dellโassemblea nazionale prevista a Roma lโ1 e il 2 luglio.
Tra lโ1 gennaio e il 20 giugno del 2026 sono state 1.029 le localitร colpite da eventi estremi, con una crescita esponenziale dei fenomeni piรน dannosi: piรน che raddoppiati i casi di grandine grossa (dai 236 del 2025 ai 584 dellโanno in corso), i tornado sono passati da 70 a 80 nello stesso periodo di confronto, le piogge intense sono state 365. Inoltre, il periodo che va da novembre del 2025 al giugno del 2026 ha registrato una marcata anomalia climatica, tra temperature insolite e perturbazioni violente che hanno causato criticitร in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Molise, Sardegna e Sicilia.
Non solo gli eventi estremi, sul fronte idrico l’Italia spaccata in due
A questo si aggiunge il quadro di unโItalia spaccata in due: il Nord รจ sullโorlo di una crisi idrica, con precipitazioni al di sotto delle medie storiche, e il Sud ha invece riserve molto abbondanti che permettono di chiudere il periodo di siccitร che andava avanti da piรน di due anni. Qualche dato, per avere unโidea: in Piemonte le riserve idriche sono scese del 42,5% rispetto allo scorso anno, in Lombardia siamo al di sotto del 69% rispetto alla media storica.
Ma non va meglio in Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Veneto, con un crollo delle piogge nei primi mesi dellโanno. Allโopposto, i cicloni che hanno colpito il Sud hanno fatto registrare un +60% per gli invasi in Puglia, +65% in Sicilia, +59% in Basilicata e +42% in Sardegna. Ma anche in Abruzzo, Calabria e Campania i livelli registrati sono ottimi.