Il governo punta a ottenere fino a 34 miliardi di flessibilità tra energia e difesa, mentre la produzione industriale perde l’1% in un mese. Tutte le 27 città monitorate sono in allerta rossa, sullo Stretto di Hormuz si tratta senza un accordo definitivo e l’Ucraina conta nuove vittime. Sabato arriva il bollino nero sulle autostrade.
Il Parlamento rallenta, gli italiani preparano le partenze e la politica si avvicina alla pausa estiva, ma i problemi che hanno attraversato la settimana non vanno in ferie.
Restano il costo dell’energia e la scelta di aumentare la spesa militare, una crescita economica che non riesce a trascinare l’industria, il caldo estremo che mette a rischio l’intera popolazione e le crisi internazionali che continuano a produrre conseguenze sui prezzi, sui trasporti e sui conti pubblici.
Oggi, sabato 8 agosto, con milioni di persone in viaggio e la massima concentrazione di traffico prevista sulle autostrade, l’Italia offrirà l’immagine più evidente della settimana che si chiude: il Paese parte, ma il conto resta.
Energia e difesa, il governo punta a 34 miliardi di maggiore deficit
Il fatto politico ed economico più importante della settimana è arrivato dalle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera. Il governo intende utilizzare la flessibilità concessa dalle regole europee per aumentare la spesa destinata all’energia e alla difesa.
Secondo quanto illustrato dal ministro, Roma chiederà di utilizzare interamente il margine previsto per gli investimenti energetici, pari complessivamente allo 0,6% del Pil nell’arco di tre anni. Per la difesa punta, invece, a uno spazio pari allo 0,9% del prodotto interno lordo, inferiore al massimo consentito da Bruxelles. La somma dei due interventi può arrivare all’1,5% del Pil, circa 34 miliardi di euro.
Non si tratta di 34 miliardi già stanziati né di denaro immediatamente disponibile. È uno spazio aggiuntivo di deficit che dovrà essere negoziato con l’Unione europea e successivamente tradotto in misure, investimenti e programmi di spesa.
La distinzione è sostanziale. Dice quali priorità il governo è disposto a finanziare ricorrendo a maggiore debito e riapre la domanda che attraversa la maggioranza: quanto dello spazio ottenuto sarà destinato a contenere il costo dell’energia per famiglie e imprese e quanto servirà invece alla difesa?
Il ricorso alla clausola potrebbe, inoltre, rendere più difficile l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. Giorgetti spera che la revisione dei dati sui conti del 2025 riporti il disavanzo al 3% del Pil o al di sotto di quella soglia, ma un nuovo deterioramento dei conti potrebbe allungare la permanenza del Paese sotto la sorveglianza di Bruxelles.
Il rush del Parlamento tra migranti, giustizia e conti pubblici
Mentre il governo preparava la richiesta di maggiore flessibilità, la Camera concentrava negli ultimi giorni prima della pausa una serie di provvedimenti rimasti aperti.
Nell’ultimo ordine del giorno pubblicato figuravano il decreto con le misure in materia di giustizia e di attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, gli interventi per il settore agricolo, le norme sul cinema, l’accordo di cooperazione militare tra Italia e Kuwait e la richiesta relativa all’acquisizione delle comunicazioni dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro. Il quadro ufficiale dei lavori è consultabile nell’agenda della Camera dei deputati.
La politica ripete così un copione noto: i dossier si accumulano, poi il Parlamento accelera quando le scadenze diventano improrogabili. I testi possono essere approvati, ma il tempo destinato al confronto si restringe proprio su materie che incidono su diritti, giustizia, immigrazione e risorse pubbliche.
Il tema migratorio ha, intanto, superato i confini del Parlamento. Dopo l’aumento degli arrivi nell’enclave spagnola di Ceuta, l’Italia ha temporaneamente reintrodotto controlli selettivi sui cittadini non comunitari provenienti dalla Spagna per via aerea e marittima. La misura, annunciata per un mese, non riguarda i cittadini spagnoli o degli altri Paesi dell’Unione. La decisione è stata presentata dal governo come una risposta di sicurezza, ma è stata criticata dalle opposizioni come un’iniziativa soprattutto simbolica e rivolta al consenso interno.
Il Pil cresce, ma l’industria torna indietro
I numeri dell’economia raccontano un’Italia a due velocità. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La domanda interna ha sostenuto l’attività, mentre il commercio con l’estero ha fornito un contributo negativo. Sono cresciuti i servizi, mentre industria e agricoltura si sono contratte.
Il dato più recente, diffuso giovedì 6 agosto, indebolisce, però, il racconto di una ripresa già consolidata. A giugno la produzione industriale italiana è diminuita dell’1% rispetto a maggio, registrando una flessione molto più marcata delle attese. La nuova battuta d’arresto segnala le difficoltà della manifattura e riduce l’ottimismo generato dal Pil.
La crescita complessiva può, quindi, migliorare, mentre una parte dell’apparato produttivo arretra. E, soprattutto, può avanzare senza produrre un beneficio immediato per i bilanci familiari.
A giugno l’inflazione si è attestata al 3%. I prezzi degli energetici regolamentati sono cresciuti del 9,2% su base annua e quelli non regolamentati del 13,3%. Nel secondo trimestre i rincari hanno pesato di più sulle famiglie con bassi livelli di spesa, per le quali l’aumento è stato del 3,7%, rispetto al 2,6% registrato per i nuclei con livelli di consumo più elevati. I dati sono contenuti nel comunicato Istat sui prezzi al consumo.
È questa la distanza tra il dato macroeconomico e la vita quotidiana. Il Pil può avanzare di qualche decimale, mentre una famiglia continua a perdere potere d’acquisto tra bollette, alimentari, carburanti e costi delle vacanze.
Tutte le città in allerta rossa: il caldo non è uguale per tutti
Giovedì 6 agosto tutte le 27 città comprese nel sistema di sorveglianza del ministero della Salute sono entrate nel livello massimo di allerta per il caldo. Il bollino rosso indica condizioni che possono rappresentare un rischio non soltanto per anziani, bambini e persone fragili, ma per l’intera popolazione.
Le temperature hanno superato i 40 gradi in diverse zone del Paese, con un valore di 42,8 gradi segnalato a Bagnacavallo, in Emilia-Romagna. Il bollettino del ministero della Salute viene aggiornato ogni giorno feriale e riporta le previsioni a 24, 48 e 72 ore per le città monitorate.
Il caldo non è soltanto una notizia meteorologica. Riduce la sicurezza di chi lavora nei campi, nei cantieri, nelle cucine e sulle strade. Aumenta gli accessi ai servizi sanitari, il consumo di elettricità e la domanda di acqua.
Anche la possibilità di proteggersi segue le disuguaglianze economiche. C’è chi può accendere un condizionatore efficiente, lavorare in un ambiente climatizzato o lasciare la città. E c’è chi vive in una casa che trattiene il calore, svolge un’attività all’aperto e deve scegliere tra una temperatura insopportabile e una bolletta più alta.
Il caldo estremo è ormai anche una questione di reddito.
Hormuz, il negoziato avanza ma l’accordo non c’è ancora
La situazione nello Stretto di Hormuz è cambiata rispetto all’inizio della settimana, ma non può ancora essere descritta come risolta.
Iran e Oman stanno lavorando a una possibile intesa sulla gestione del traffico commerciale attraverso il passaggio strategico per petrolio e gas. La proposta potrebbe attribuire a Teheran un ruolo nel controllo delle navi in ingresso, mentre restano da definire il transito in uscita e l’eventuale imposizione di tariffe sui carichi.
Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di colloqui positivi e di un accordo vicino.
La sola prospettiva di un’intesa ha contribuito a contenere il prezzo del petrolio, ma la volatilità resta elevata: un annuncio può far scendere le quotazioni, una smentita o un nuovo attacco può riportarle rapidamente verso l’alto.
Per l’Italia significa continuare a osservare una crisi lontana che arriva fino ai prezzi dei carburanti, alle bollette, ai costi dei trasporti e ai conti delle imprese.
Nuovi attacchi russi, altre vittime in Ucraina
Giovedì la guerra in Ucraina ha prodotto un nuovo bilancio di vittime. Attacchi russi hanno ucciso almeno sei persone: tre nella città orientale di Balakliia e altre tre nella regione settentrionale di Sumy. Almeno 19 persone sono rimaste ferite nella regione di Sumy, mentre un drone ha colpito un furgone nella regione meridionale di Kherson, ferendo altri sei civili.
La guerra continua, inoltre, a mostrare la scarsità delle difese antiaeree ucraine. I sistemi e gli intercettori richiesti da Kiev sono contesi da più fronti internazionali, mentre l’Europa discute nuovi investimenti militari e nuovi margini di deficit.
È qui che le decisioni italiane su difesa, energia e conti pubblici si collegano alle crisi internazionali: le guerre aumentano i prezzi, consumano munizioni e spingono una quota crescente delle risorse pubbliche verso la sicurezza militare.
Sabato 8 agosto, bollino nero sia al mattino sia al pomeriggio
La settimana si chiuderà con una delle giornate più difficili dell’intera estate sulle autostrade. Per oggi, sabato 8 agosto, Autostrade per l’Italia prevede la massima concentrazione di traffico sia al mattino sia al pomeriggio, con circolazione critica anche in serata. La previsione aggiornata è consultabile nella pagina dedicata al traffico dell’estate 2026.
Per i veicoli destinati al trasporto di merci con massa superiore a 7,5 tonnellate il divieto di circolazione fuori dai centri abitati sarà in vigore dalle 8 alle 22. Il calendario completo è pubblicato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Anas ha previsto la sospensione di 1.175 cantieri su 1.414, pari all’83% degli interventi attivi. Tra il 24 luglio e il 6 settembre sono stimati circa 440 milioni di transiti sulla rete stradale.
Milioni di italiani partiranno. Altri resteranno nelle proprie città per scelta, lavoro, assistenza ai familiari o difficoltà economiche. Tutti continueranno, però, a fare i conti con il caldo, il costo dell’energia e le conseguenze di decisioni che non si fermano sulla soglia delle vacanze.
Che cosa resta
Resta… un governo che chiede fino a 34 miliardi di maggiore deficit, ma deve ancora chiarire quanto servirà a ridurre il peso dell’energia e quanto verrà indirizzato verso la difesa.
Un’economia che cresce nel suo complesso, mentre la produzione industriale perde l’1% in un solo mese e l’inflazione continua a colpire maggiormente le famiglie con minore capacità di spesa.
Un Paese interamente in allerta rossa per il caldo, mentre sullo Stretto di Hormuz si negozia senza un accordo definitivo e la guerra continua a uccidere in Ucraina.
La politica può rallentare per agosto. Le conseguenze delle sue scelte no.