Caro Insinna, ora sono Affari tuoi. Adesso potrebbe calare il sipario sulla carriera del conduttore. Che si è mostrato per quello che è: un uomo. Si può dire lo stesso di chi lo ha tartassato oltre ogni limite?

di Carmine Gazzanni
Tv e Media

Siamo tutti d’accordo: i fuori onda dati in pasto all’opinione pubblica da Striscia La Notizia sono incommentabili, emblema di un conduttore dalla faccia pulita e dal cuore d’oro fin tanto che la telecamera è accesa. Flavio Insinna lo sa. E il silenzio di questi tre giorni da incubo per l’ex commissario di Don Matteo è più eloquente di mille parole. Ieri sera, poi, è arrivato un post. Eloquente, chiaro. Scuse a tutti. Anche a chi “ha fornito immagini dal Teatro delle Vittorie e registrazioni audio prese dalle scale, fra i camerini e le nostre stanze. Sì, voglio davvero scusarmi anche con chi ha tradito la mia fiducia perché, purtroppo senza volerlo, li ho costretti a dare il peggio di loro stessi”. Un’ammissione di colpa (semmai ce ne fosse bisogno) che vira chiaramente su un punto, però: “Chi crede di distruggermi, mi ha in realtà fatto un grande regalo: la libertà. La libertà di essere ai vostri e ai miei occhi semplicemente una persona”, scrive Insinna.

La guerra tra bande – Al di là della guerra tra moralisti e anti moralisti, tra coloro che calcisticamente si schierano in difesa della “umanità” di Insinna e contro la perfidia di chi avrebbe passato l’audio da una parte, e chi invece ritiene imperdonabile il Giano bifronte-Insinna dall’altra, c’è una verità che non può essere trascurata. Striscia, su cui è risaputo ci fosse una partita aperta e si vede a questo punto mai chiusa con Insinna, ha bombardato oltre ogni umano confine il conduttore. Non una, non due, bensì tre puntate. E, peraltro, diciamola tutta: la puntata di ieri è evidente sia stata preparata a latere, quasi come non fosse stata prevista, ma aggiunta in un secondo momento, come per dare il colpo di grazia al già malconcio Insinna. Una puntata senza audio, senza video, ma basata sulla ripresa di passi della sua autobiografia, Neanche con un morso all’orecchio, che vengono presi e tirati in pasto ai leoni, decontestualizzati e privati della verve comica che pure avrebbero all’interno del libro. Insomma, prescindendo dal tifo da stadio, bisognerebbe pur riflettere (e prima o poi si spera che qualcuno lo faccia) innanzitutto sulla guerra da quartiere tra la trasmissione di Mediaset e quella della Rai, una guerra disumana, nella quale il rispetto viene annientato non solo per l’obbedienza al dio-denaro (che già è un crimine di per sé) ma anche – pare – per il puro godimento di chi ha passato l’audio e di chi l’ha pubblicato senza colpo ferire. Anzi, il colpo c’è stato. Per Insinna.

Uomo e professionista – E ora si apre la partita più infernale per il conduttore. Sa di aver sbagliato e sa che, molto probabilmente, il suo errore è madornale. Bastonato dalla stampa, denunciato dalla “nana” valdostana, violentato verbalmente da chi si professava suo fan. E qui è l’errore: nel periodo di post-verità la ciurma di aficionados si affeziona e mitizza il proprio divo, dimenticando però che trattasi di “uomo” che, con tutti i suoi limiti, sbaglia, si incazza, sbraita, offende. Come sbaglia, si incazza, sbraita, offende ognuno di noi. Ma, si badi bene, ognuno di noi, poi, ne paga le conseguenze. E questo è il punto. Anche Insinna, com’è giusto che sia, ne pagherà le conseguenze. Probabilmente calerà il sipario sulla sua carriera. Secondo la vulgata terminerà la stagione in Rai, ma non verrà riconfermato, mentre ovviamente è impensabile vederlo in Mediaset. Probabilmente tornerà al teatro, sua antica passione. Vedremo. Resta un punto: ha sbagliato e dovrà pagare. Ma deve pagare il professionista. Non l’uomo. Che resta, pregi e difetti, uomo. Verrebbe da chiedersi allora solo se la vigliaccata – perché di questo parliamo – di girare l’audio ai rivali di sempre di Insinna e la pubblicazione dell’audio sviscerato in non una ma ben tre puntate, sia considerabile “umano”. Al di là delle polemiche, la domanda resta. La risposta anche c’è già. Ma il moralismo italiota vieta di dirlo a gran voce.

Twitter: @CarmineGazzanni