Intanto Casaleggio si coltiva la lobby degli imprenditori

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Francesco Nardi

Gli esponenti della vecchia guardia del Parlamento li chiamano inaffidabili, ma non è questa l’idea che del M5S si sono fatti molti imprenditori italiani. Il fatto è che in tanti si sono stancati del muro di gomma della politica “tradizionale”, i cui interessi sono sempre più evidentemente sganciati da quelli del cosiddetto “paese reale”.
Per molte imprese italiane il movimento di Grillo rappresenta infatti una straordinaria opportunità di riportare in agenda le loro necessità. Un incontro di interessi che i vertici del movimento hanno prontamente pensato di alimentare, perché l’occasione non è ghiotta solo per gli imprenditori, ansiosi di fornire agli ignari “portavoce” pentastellati delle belle propostine di legge da portare in Parlamento, ma anche per il loro guru, che è comprensibilmente ben felice di allargare a macchia d’olio le sue relazioni imprenditoriali. Gian roberto Casaleggio ha già dato udienza nei mesi scorsi a un certo numero di imprenditori, nel contesto della costruzione della piattaforma programmatica che doveva sostenere la campagna elettorale grillina. Ma ora che il M5S vanta un plotone di agguerriti parlamentari il numero di imprenditori e capitani d’industria, anche famosi, che vogliono parlare con Casaleggio è cresciuto esponenzialmente. Ed è per questo che il guru dai boccoli grigi ha deciso di incontrarne a Torino ben centoventi il prossimo lunedì.

Un imprenditore sul Colle
A organizzare l’incontro è Confapri, il network di imprese creato da Arturo Artom e Massimo Colomban e i temi di discussione previsti non saranno solo di stretta natura programmatica. Sembra infatti che la pattuglia di industriali del nord-ovest voglia proporre a Casaleggio di appoggiare la candidatura di un imprenditore al Quirinale, e fanno anche a questo proposito anche il nome di Giorgio Armani: «Sarebbe perfetto», dicono entusiasti. Tra gli imprenditori che sono attesi al meeting c’è di tutto, da Andrea Malagoli, direttore generale di Ima, a Roberto Iseppi, presidente di Interpump, a Antonella Nonino, che produce la famosa grappa omonima. Ma l’elenco è molto lungo e si dirama molto in profondità in determinate categorie.
Questi si potrebbero definire gli imprenditori “grillini” dll’ultima ora, ma è dalla notte degli scrutini delle politiche che molti consigli di amministrazione si sono mossi fiutando il nuovo vento e le prospettive di sviluppo che potevano improvvisamente sbocciare. I primissimi a eccitarsi sono stati i leader dell’industria delle rinnovabili che nell’affermazione pensatellata hanno immediatamente intravisto la possibilità di riscatto del loro settore, falcidiato dalle norme restrittive varate dal governo Monti, arrivate a concludere anni segnati da un’assoluta isteria legislativa che di fatto ha bloccato il settore costringendo le imprese a onerosissime dislocazioni.
Insomma, molte imprese italiane hanno salutato l’avvento dei grillini con soddisfazione. Dato che però stride con quanto il presidente di Confindustria, Squinzi,  dice da giorni, cioè che le aziende italiane pagano il prezzo dell’immobilismo della politica e della mancata formazione di un governo, il che è inequivocabilmente determinato anche dalla posizione dello stesso M5S. Una contraddizione difficile da decifrare e che non sappiamo se il guru Casaleggio aveva previsto.
Di certo avere tutti questi nuovi amici nelle imprese, previsti o meno, gli farà piacere.

 

 

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in

Continua »
TV E MEDIA