Intercettazioni, la balla dei costi per giustificare la stretta: i bilanci dello Stato smentiscono il governo

I numeri di procure e Fondo unico giustizia mostrano che le intercettazioni si autofinanziano. Ma il governo prepara nuovi tagli

Intercettazioni, la balla dei costi per giustificare la stretta: i bilanci dello Stato smentiscono il governo

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scelto una parola precisa per reggere lโ€™intera offensiva contro le intercettazioni: โ€œcostoโ€. Il 20 luglio 2023, intervenendo al Senato, ha parlato di una spesa โ€œirrazionaleโ€, sostenendo che lo Stato spende milioni di euro per intercettazioni inutili. Nei mesi successivi poi il lessico delle destre si รจ fatto piรน esplicito: captazioni definite โ€œporcherieโ€, utilizzo โ€œeccessivo e sproporzionatoโ€, rischio di trasformare lโ€™Italia in una โ€œRepubblica del grande orecchioโ€. La tesi รจ sempre la stessa: le intercettazioni sarebbero un buco di bilancio. รˆ falso.ย 

I bilanci delle procure e il ritorno dellโ€™investimento

Nel biennio 2023-2024 la Procura della Repubblica di Bari ha speso 13,2 milioni di euro per intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Nello stesso periodo, le indagini fondate su quelle attivitร  tecniche hanno prodotto sequestri per 343 milioni di euro e confische definitive per 154 milioni. Il dato emerge dal bilancio sociale dellโ€™ufficio e dalle relazioni del procuratore Roberto Rossi, che ha collegato in modo diretto il recupero patrimoniale allโ€™uso delle intercettazioni. In termini contabili, ogni euro speso ha generato oltre 11 euro di rientro certo e piรน di 25 euro di beni sottratti allโ€™economia criminale.

Bari non รจ unโ€™anomalia. A Napoli, nel 2023, una spesa per intercettazioni pari a 5,89 milioni di euro ha consentito sequestri per 197,9 milioni, come riportato nella relazione annuale della Procura. A Reggio Calabria, tra 2023 e 2024, circa 7,9 milioni di euro di costi investigativi hanno portato allโ€™aggressione di patrimoni per oltre 800 milioni riconducibili alla โ€™ndrangheta. Anche nei distretti con costi piรน elevati, come Palermo, il saldo resta stabilmente positivo. Il rapporto tra spesa e recupero patrimoniale supera ovunque la soglia di dieci a uno.

La ragione รจ operativa: le intercettazioni rappresentano lo strumento centrale per colpire mafie e criminalitร  economica in contesti dove il pentitismo รจ marginale e le comunicazioni avvengono su canali criptati. In territori come la provincia di Foggia, dominata da organizzazioni familiari chiuse, il captatore informatico diventa lโ€™unico mezzo per penetrare lโ€™omertร . Il costo riflette la complessitร  tecnologica richiesta ma i risultati patrimoniali riflettono la sua efficacia.

Il Fondo unico giustizia e lโ€™autofinanziamento del sistema

Per comprendere lโ€™impatto macroeconomico delle intercettazioni occorre guardare al destino dei soldi recuperati. Le somme sequestrate e confiscate confluiscono nel Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia. I report ufficiali indicano versamenti da provvedimenti giudiziari pari a 185,7 milioni di euro nel 2023 e 209,1 milioni nel 2024. Lo stock complessivo delle risorse in gestione dinamica, tra liquiditร , titoli e crediti, si avvicina ai 2 miliardi di euro.

Questi flussi coprono quasi integralmente la spesa nazionale per le intercettazioni, che nei capitoli 1360 e 1363 del bilancio dello Stato oscilla tra i 200 e i 215 milioni di euro annui. Il sistema giudiziario, nei fatti, si autofinanzia per quanto riguarda la spesa investigativa variabile. Non solo: genera un surplus che confluisce nel bilancio generale dello Stato o viene destinato a strumenti come il Fondo per le vittime di mafia e usura. E quindi? Quindi la narrazione del โ€œbuco di bilancioโ€ รจ di fatto smentita dai libri mastri dello Stato.

La propaganda che ignora il dato strutturale

Eppure la propaganda del governo continua a ignorare il dato strutturale. Giorgia Meloni ha parlato della necessitร  di โ€œporre un freno agli abusiโ€, mentre il sottosegretario Andrea Delmastro ha assicurato che mafia e terrorismo resteranno esclusi dalle restrizioni. Le riforme approvate tra il 2024 e il 2025 raccontano perรฒ di limiti temporali rigidi, nuove barriere procedurali, vincoli che incidono soprattutto sulle indagini economico-finanziarie, quelle che producono i grandi sequestri.

Cโ€™รจ di piรน. Nelle ultime settimane Nordio ha annunciato lโ€™intenzione di intervenire di nuovo sullโ€™uso dei captatori informatici, definendoli ancora una volta una โ€œinciviltร โ€ e anticipando correttivi โ€œdopo il referendumโ€. Il bersaglio indicato รจ esplicito: le indagini per corruzione e reati contro la pubblica amministrazione. Formalmente mafia e terrorismo resterebbero fuori. Sostanzialmente verrebbe compressa proprio lโ€™area in cui le intercettazioni hanno garantito negli ultimi anni il maggiore recupero patrimoniale.

Deve essere chiaro: non cโ€™รจ nessuna questione di bilancio. รˆ una scelta politica sul livello di controllo penale esercitato sullโ€™economia e sulla classe dirigente. I conti, come sempre, arrivano dopo. Quando arrivano.