Perché l’intervallo fra le due dosi dei vaccini Pfizer e Moderna è stato allungato a 42 giorni e cosa succede adesso

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Il ministero della Salute ha annunciato che l’intervallo fra le due dosi dei vaccini Pfizer e Moderna è stato allungato a 42 giorni dai precedenti 21. La decisione è stata presa perché analizzando i dati delle vaccinazioni eseguite su milioni di persone nel mondo si è visto che in questo arco temporale non viene compromessa l’efficacia della risposta immunitaria. Chi riceve la prima somministrazione viene già protetto dallo sviluppo di forme gravi di Covid.

Perché l’intervallo fra le due dosi dei vaccini Pfizer e Moderna è stato allungato a 42 giorni

Le indicazioni iniziali erano diverse. Il Corriere della Sera oggi ricorda che nel foglietto illustrativo originario le ditte farmaceutiche Pfizer-BioNTech e Moderna hanno indicato un intervallo rispettivamente di tre e quattro settimane fra le due dosi. I dati delle sperimentazioni condotte per ottenere l’autorizzazione al commercio avevano mostrato che l’efficacia di Pfizer si completa a una settimana dal richiamo e per Moderna a due settimane, fino a raggiungere una copertura del 95% e 94%.

Poi continuando a vaccinare al di fuori della sperimentazione si è capito di poter modificare il calendario. Uno studio ha anche confermato che entrambi i vaccini proteggono dalle varianti inglese e sudafricana. Per questo si è deciso di aumentare l’intervallo. Inoculando più dosi, potranno essere difese dal contagio più persone nel minor tempo possibile. Si calcola che in questo modo saranno disponibili tre milioni di fiale in più. Le indicazioni contenute in un parere del Cts (Comitato tecnico scientifico) sono state raccolte in una circolare del ministero della Salute. «In uno scenario in cui vi è ancora necessità nel Paese di coprire un elevato numero di soggetti a rischio di sviluppare forme gravi o fatali si configurano condizioni in cui
è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica».

Cosa succede con la seconda dose di Pfizer e Moderna

Se si ha una prenotazione per prima e seconda dose a distanza delle previste 3-4 settimane in ogni caso il richiamo non verrà spostato. Gli appuntamenti presi non subiranno variazioni. I vaccini Pfizer e Moderna sono fatti con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRna): contengono le istruzioni affinché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike del virus Sars-CoV-2. Intanto ieri sono state di nuovo superate le 500 mila dosi di vaccino somministrate in un giorno in Italia, secondo il Commissariato all’emergenza. Per l’esattezza alle 4 di stamani risultavano somministrare 501.236 dosi.

Nelle ultime settimane, in seguito alla segnalazione di “rarissimi” eventi trombotici collegati alla somministrazione del vaccino Covid e in particolare della presunta attività protrombotica di quello AstraZeneca, si sono moltiplicate le richieste di visite e di test genetici per questo rischio. In particolare per la ricerca delle varianti dei fattori quinto e secondo e dell’enzima metilen-tetraidrofolato-reduttasi. A segnalarlo sono la Società italiana per lo studio di emostasi e trombosi, presieduta dal professor Paolo Gresele dell’Università di Perugia, e quella di Genetica umana che intervengono in maniera congiunta “per contribuire alla corretta informazione dei curanti e degli assistiti circa le indagini genetiche prescritte nelle persone in procinto di vaccinarsi”. Sottolineando che visite specialistiche o indagini di laboratorio prima della vaccinazione possono “avere l’effetto di ritardarla, prolungando quindi il rischio di infezione”.