Si torna a negoziare tra Stati Uniti e Iran. L’annuncio arriva da Donald Trump, che ha sospeso gli attacchi pianificati per il weekend dopo le pressioni degli alleati del Golfo. Per il presidente degli Usa c’è “un accordo su Hormuz” e allo stesso modo “ci sarà un patto sulla denuclearizzazione” nei colloqui “che riprenderanno” già nel pomeriggio.
La decisione arriva dopo le conversazioni avute da Trump con i partner come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Trump, parlando dall’Air Force One, vuole far credere che l’Iran abbia ceduto perché “sapeva che l’attacco americano sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale, sarebbe stato disastroso. Credo il Paese non sarebbe stato nemmeno ricostruibile”.
Parole a cui siamo abituati, ma che provano a nascondere le difficoltà di Trump che ha bisogno di trovare un accordo e mettere fino alla guerra per uscire dal pantano in cui è finito. E così, continua: “Quando sento dire un accordo riguardante lo Stretto di Hormuz e, in ultima analisi, la denuclerizzazione, mi dico: vogliamo davvero procedere?”.
Trump annuncia la ripresa dei negoziati dopo il pressing degli alleati del Golfo
Trump sostiene che la ripresa dei negoziati è stata chiesta dall’Iran e dai tre Paesi del Golfo e che anche lui stesso ha preferito la ricerca dell’intesa rispetto ai nuovi attacchi. A fare pressione è stato soprattutto il principe saudita Mohammed bin Salman, che ha parlato telefonicamente con Trump. Una nuova proposta per riaprire Hormuz è arrivata invece dal Qatar, mentre l’Iran si è detta disponibile a negoziare, anche se conferma per ora la chiusura.
Teheran, come spesso accade, ha negato di aver chiesto agli Stati Uniti di fermare l’accordo così come di aver accettare un’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz. Proprio su questo punto le posizioni restano distanti, sia sul controllo delle rotte di navigazione che sulle tariffe di transito. Nessun dubbio, invece, sul pressing dei Paesi del Golfo, stanchi della strategia Usa con repentini e continui cambi di idea di Washington e un conflitto che prosegue ormai da tempo.
C’è comunque qualche spiraglio, soprattutto su Hormuz e i mercati reagiscono positivamente, con il crollo delle quotazioni del petrolio. Il Brent, riferimento in Europa, è in calo del 5% poco sopra quota 83 dollari al barile. Discesa di oltre 6% anche per il Wti, a poco più di 79 dollari al barile.