Iran e Usa litigano, ma non interrompono i contatti. E spunta lโ€™ipotesi di un nuovo round negoziale dopo il flop del vertice di Islamabad

Iran e Usa litigano, ma non interrompono i contatti. E spunta lโ€™ipotesi di un nuovo round negoziale dopo il flop del vertice di Islamabad

Iran e Usa litigano, ma non interrompono i contatti. E spunta lโ€™ipotesi di un nuovo round negoziale dopo il flop del vertice di Islamabad

Scongiurare il rischio che il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, in scadenza il 22 aprile, provochi la riapertura del conflitto e un ulteriore aggravamento dello shock energetico globale. Con la deadline sempre piรน vicina e, malgrado il fallimento dei negoziati di Islamabad, la diplomazia continua a tessere la sua tela per evitare la catastrofe. Proprio in questo scenario si inserisce il tentativo, forse lโ€™ultimo, con cui i Paesi che da quaranta giorni mediano tra le parti stanno cercando di organizzare un secondo round negoziale. Del resto, come confermano funzionari statunitensi alla rete americana NBC, in queste ore il dialogo tra Washington e Teheran non si รจ del tutto interrotto; anzi, continua sotto traccia e con โ€œqualche progressoโ€.

Quel che รจ certo รจ che il tempo stringe e bisogna muoversi rapidamente, evitando di far scadere la tregua. Per questo la diplomazia sta lavorando su due strade distinte: la prima punta a convincere le parti a incontrarsi prima del 22 aprile; la seconda mira a prolungare la scadenza del cessate il fuoco, magari di un mese, cosรฌ da concedere piรน tempo alle trattative di pace. Che qualcosa si stia muovendo lo conferma anche Reuters, che arriva a ipotizzare un nuovo incontro giร  questa settimana.ย E anche Donald Trump ha detto al New York Post che nuovi colloqui potrebbero tenersi nei prossimi due giorni, ma stavolta non in Pakistan.

Verso il secondo round negoziale tra Usa e Iran

Secondo il portale statunitense, il faccia a faccia tra la delegazione diTrump e quella di Mojtaba Khamenei potrebbe tenersi โ€œquesta settimana o, al massimo, allโ€™inizio della prossimaโ€ in Egitto o in Turchia. Per il momento si tratta di indiscrezioni non confermate ufficialmente nรฉ da Washington nรฉ da Teheran, anche se funzionari di entrambi i Paesi danno per certo un ultimo tentativo diplomatico, da cui dipenderanno le sorti dellโ€™intero Medio Oriente.

La sensazione รจ che lโ€™incontro ci sarร , ma lโ€™esito rimane incerto a causa della distanza tra le parti che, soprattutto sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sulle riparazioni di guerra richieste dallโ€™Iran, che lamenta danni per 270 miliardi di dollari, resta enorme. Il ritorno ai combattimenti, con il perdurante stallo del piccolo lembo di terra ora sottoposto a un duplice blocco – rispettivamente dei Pasdaran sul fronte iraniano e del Pentagono – รจ unโ€™eventualitร  che entrambe le parti vorrebbero evitare; proprio per questo appare โ€œpossibileโ€ una qualche forma di compromesso.

Tentativi di mediazione della Cina e provocazioni di Israele

In vista del possibile incontro, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avvertito che qualsiasi minaccia alla sicurezza dello Stretto di Hormuz avrebbe ripercussioni significative sul commercio globale e che โ€œTeheran รจ disponibile a risolvere la crisi diplomaticamenteโ€, avendo โ€œgiร  chiaramente delineato le sue richieste per un cessate il fuoco e rimanendo impegnata a rispettarleโ€.ย Intanto, il Comando centrale americano ha fatto sapere che sei navi mercantili sono tornate nei porti iraniani dopo che si sono trovate di fronte al blocco navale. Gli USA, per bocca del presidente J.D. Vance, sembrano puntare i piedi, spiegando di aver avanzato richieste considerate imprescindibili e che quindi โ€œla palla รจ nel campo dellโ€™Iranโ€, chiamato a decidere se accettarle, evitando il ritorno ai combattimenti, o rifiutarle.

Di fronte a posizioni che appaiono inconciliabili, anche se รจ chiaro che prima o poi un punto dโ€™incontro dovrร  essere individuato, รจ iniziato un tentativo di mediazione da parte della Cina di Xi Jinping che, durante un incontro con Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ha presentato una proposta di pace in quattro punti. A illustrarli รจ Mao Ning, portavoce del ministro degli Esteri di Pechino. Il primo punto prevede lโ€™impegno a garantire la coesistenza pacifica, cercando di migliorare i rapporti tra tutti gli Stati del Golfo. Il secondo mira a ribadire il principio della sovranitร  nazionale, messo a repentaglio dalla guerra condotta da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il terzo punto intende rafforzare il principio del โ€œrule of law internazionaleโ€, ossia la difesa del sistema internazionale con lโ€™ONU al centro e il ripristino del diritto internazionale.

Il quarto e ultimo punto propone di favorire lo sviluppo e la modernizzazione dei Paesi dellโ€™area, a cui dovrebbero contribuire anche gli Stati piรน sviluppati del mondo. Un piano di pace che costituirebbe un solido punto di partenza per negoziati piรน organici, ma che sembra non incontrare il favore degli USA. In tutto questo, a preoccupare รจ la posizione di Israele, che continua a spingere con Trump per la ripresa delle ostilitร . Come giร  emerso dalle parole di ieri di Netanyahu, oggi il capo del Mossad, David Barnea, ha ribadito che โ€œquaranta giorni di intensi combattimenti hanno portato a risultati estremamente significativi (โ€ฆ) ma la nostra missione non รจ ancora conclusaโ€, aggiungendo che Tel Aviv ha giร  โ€œpianificato che la nostra campagna militare continuerร  anche in seguitoโ€, a prescindere da ciรฒ che decideranno Trump e Khamenei.