Isis-K e talebani: due sono troppi per un governo. I terroristi dello Stato islamico mirano a una jihad globale. L’obiettivo dell’attentato di Kabul non era l’Occidente ma il nuovo Emirato

Isis Afghanistan Kabul
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’attentato di giovedì dell’Isis all’aeroporto di Kabul (leggi l’articolo) aveva principalmente un grande obiettivo: i talebani. Perché è con loro che l’Isis combatte la battaglia più cruenta per avere la supremazia nel movimento mondiale. Talebani e Isis nutrono differenti interessi. Seppur, teoricamente, apparentati dalla volontà di instaurare un governo teocratico, di matrice radicale islamica, in cui vige la sharia, hanno prospettive diverse.

I talebani pensano che il califfato debba stare soprattutto entro i confini dell’Afghanistan e il Pakistan, l’Isis-K – e questo forse fa ancora più paura – invece pensa a un califfato universale. Ovvero una delle priorità dell’Isis sembra essere quella di voler distruggere l’influenza e la potenza talebana nell’Afghanistan per mettere a segno un primo passo nella costruzione di una nuova grande base del jihadismo globale.

Ecco perché ora, a detta di tanti analisti, si pensa che il mondo sia ripiombato nel terrore e si teme una nuova ondata di attentati. Il gruppo autore degli attacchi di due giorni fa nella capitale afghana, dunque, ha colpito sì per punire gli Usa e l’Occidente, con cui i talebani sono scesi a patti, ma soprattutto ha colpito con l’intenzione di screditare il nuovo Emirato. Con l’obiettivo ultimo di convincere i talebani scettici verso il nuovo governo ad unirsi a loro per portare avanti la causa della jihad globale.

Ovvero lo Stato islamico in Afghanistan, negli ultimi anni fortemente indebolito dalla nuova ascesa dei talebani e dalle operazioni militari dell’esercito regolare afghano, punta a scatenare una sorta di “guerra” per radicalizzare nuovi adepti e reclutare così nuovi militanti per riconquistare il terreno perduto. Ma i talebani al governo non vogliono farsi intimidire. A caldo, subito dopo le esplosioni all’aeroporto, il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha ribadito l’intenzione dei nuovi governanti del Paese di non voler permettere “ai terroristi di usare l’Afghanistan come base per le loro operazioni”.

Segno che la “guerra” è appena cominciata. L’entità terroristica che ha condotto l’attentato è l’Isis-K, lo Stato islamico nel Khorasan, il nome storico della regione che comprende l’Afghanistan ma anche parte di Pakistan, Iran e altri paesi dell’Asia centrale. Le notizie che giungono da fonti di intelligence sulla formazione terroristica, sorta nel 2015, sono frammentarie e a volte contraddittorie. Secondo l’Onu, conta 2.200 miliziani armati concentrati nella provincia montana di Kunar.

Leggi anche: La disfatta afghana non è finita. Biden prepara la vendetta. L’Italia insiste nel riunire un G20 sull’Afghanistan. Lo scontro tra Isis-K e talebani rende tutto più difficile.