La Sveglia

Israele riconosce il genocidio armeno, per nascondere il proprio

Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliano, ha annunciato giovedì che porterà domenica in consiglio dei ministri, e poi alla Knesset, una risoluzione per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Riconoscerlo, ha scritto, è “un dovere morale e storico”, e va condannato “ogni tentativo di negazione, minimizzazione o distorsione della verità storica”. Un milione e mezzo di armeni sterminati dall’Impero ottomano fra il 1915 e il 1917. Trentadue Stati ONU lo riconoscono già, più la Santa Sede e il Parlamento europeo.

Il comunicato del ministero spiega il resto. “Nonostante l’ampia e inequivocabile documentazione storica”, si legge, il genocidio armeno resta “oggetto di una campagna organizzata di negazione e minimizzazione, che include la riscrittura manipolativa dei libri di storia”. Israele ci arriva dopo decenni di rifiuto, e adesso per una ragione che il ministero non scrive: i rapporti con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che accusa Israele di genocidio a Gaza. Riconoscere una strage di un secolo fa è la risposta a chi ne nomina una presente.

Ogni clausola di quel testo è lo strumento con cui Israele oggi è sotto accusa. L’ampia e inequivocabile documentazione: la Corte internazionale di giustizia, nel gennaio 2024, ha giudicato plausibile il rischio di genocidio a Gaza. Il dovere di nominare: la Commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU, il 23 giugno, ha documentato l’uccisione deliberata di bambini palestinesi come prova di intento genocidario. La condanna della negazione: più di settantunomila morti, una cifra che un funzionario militare israeliano ha accettato per la prima volta a gennaio 2026.

Sa’ar chiede al mondo di non minimizzare e di non distorcere. Lo chiede per i morti del 1915. Per quelli del 2026 lo stesso ministero parla di operazioni precise e di terroristi eliminati. Il testo della proposta resta agli atti della Knesset: “condannare ogni tentativo di negazione”. L’ha firmato chi nega.