L’Italia fa acqua da tutte le parti. La rete dei Comuni è un colabrodo, disperde un miliardo di metri cubi

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L’Italia fa acqua da tutte le parti. Nel 2020 è andato sprecato il 36,2 per cento dell’acqua immessa in rete nei Comuni italiani capoluogo di provincia e città metropolitana, dove risiedono 17,8 milioni di persone, circa il 30 per cento della popolazione. È l’equivalente di 41 metri cubi al giorno per chilometro di rete. È quanto emerge nella giornata mondiale dell’acqua dalla presentazione del Blue book 2022 sui dati del servizio idrico integrato in Italia della Fondazione Utilitatis, realizzato in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e Istat e con il supporto di Utilitalia.

Nel 2020 è andato sprecato il 36,2 per cento dell’acqua immessa in rete nei Comuni italiani

Numeri alla mano più di un terzo dell’acqua immessa nella rete va sprecata. Si tratta, in termini assoluti, di quasi 1 miliardo di metri cubi all’anno e di 2,5 milioni di metri cubi al giorno. Secondo il Blue Book, l’Italia indossa la maglia nera perché sconta ancora i ritardi nell’adeguamento dei sistemi di fognatura e depurazione. Sono, infatti, ben quattro le procedure di infrazione che abbiamo subito per la mancata o inadeguata attuazione alla direttiva 91/271/Cee sul trattamento delle acque reflue urbane.

Le non conformità ai requisiti si registrano per lo più nelle aree meridionali, “nelle quali spesso sono presenti situazioni di assenza o di inoperatività degli enti di governo, – si legge nel documento – o elevati gradi di frammentazione gestionale, sia verticale che orizzontale, con più operatori che insistono in uno stesso ambito”. Ma “non mancano casi di non conformità anche nelle regioni del Centro e del Nord”.

Attualmente l’infrastruttura che risulta meno efficiente è nei distretti idrografici della fascia appenninica e insulare. Non a caso nel 2016 è stato nominato un Commissario Unico Straordinario la cui struttura prevede il superamento di due dei quattro contenziosi entro il 2026, con un valore complessivo pari a 2 miliardi di euro. C’è da dire, però, che secondo il direttore delle statistiche ambientali Istat, Sandro Cruciani, saremmo rispetto al 2018 “un punto percentuale in meno” nello spreco d’acqua, ma ancora lontani dagli obiettivi da raggiungere.

Il rapporto rileva, poi, una crescita costante dal 2012 “dopo anni di instabilità, attestandosi nel 2019 a un valore pro capite di 48,6 euro per abitante (+21 per cento rispetto al 2017)”, per un tasso medio annuo di crescita vicino al 7 per cento. Tuttavia il valore nazionale è ben lontano dalla media europea di circa 100 euro per abitante. Tornando alle infrastrutture le perdite più ingenti e superiori al 55 per cento interessano il 24,1 per cento dei comuni, che in oltre la metà dei casi sono localizzati nell’area Centro-Sud, mentre in circa un comune su quattro (24,6 per cento) le perdite sono inferiori al 25 per cento.

La stima per il biennio 2020-2021 è pari a 65 euro l’anno per abitante per il Centro, seguito dal Nord-Ovest (52 euro) e dal Nord-Est (48); decisamente più bassa la stima per il Sud, pari a 35 euro l’anno per abitante. Lo stesso dato crolla nelle gestioni “in economia”, dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico: qui gli investimenti medi annui si attestano a 8 euro.

Il M5S in commissione Ambiente, Lavori pubblici e Territorio. ricorda che ”il nostro Paese ha fatto passi importanti ma molto ancora resta da fare. Un nuovo imponente programma di investimenti sarà ora possibile grazie alle risorse stanziate dal Pnrr. Sono pronti e in parte già stanziati ben 4,4 miliardi di euro: fondi che serviranno a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo.