L’Italia lasciata sola. Patto Conte-Von der Leyen per riscrivere Dublino. Svolta sui migranti al vertice di Roma. Ora a Bruxelles si cambia registro

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Qualcosa nell’Europa è cambiato davvero. Dopo decenni di anonimato in cui è stata trattata come il Paese pattumiera dei problemi interni al vecchio continente, ora l’Italia è tornata al centro delle attenzioni e dei pensieri dell’Ue. Ne è una prova l’incontro di ieri, a palazzo Chigi, tra il neoeletto presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, e il premier Giuseppe Conte. Potrebbe sembrare un incontro di routine, del resto fa parte di un tour di visite istituzionali intrapreso dal presidente e che prima di arrivare a Roma lo aveva già visto approdare a Berlino, Parigi, Varsavia e Madrid, ma non lo è affatto.

Se negli altri vertici il tema è sempre stato quello di trovare la quadra per individuare la composizione del nuovo governo dell’Ue e raccogliere le candidature per il ruolo di commissario, in quello all’ombra del Colosseo si è parlato anche – e soprattutto – di politiche comunitarie ormai obsolete che devono essere riviste. Così con non poca sorpresa si registra l’impensabile, ossia l’apertura ufficiale da parte della Von der Leyen di una revisione “del regolamento di Dublino”.

LA SVOLTA IN EUROPA. Eppure in altri tempi chiedere qualcosa all’Ue era considerato un peccato mortale. Da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, quindi in modo ampiamente bipartisan, il premier di turno prima andava in televisione a raccontare agli italiani che avrebbe sbattuto i pugni in Europa, poi al tavolo delle trattative si limitava a non fare assolutamente nulla. Questo quando non si arrivava addirittura al caso opposto di rimangiarsi le parole e, metaforicamente parlando, piegarsi alle pretese europee del caso. Una dinamica che già nel breve termine aveva trasformato l’Italia, ossia uno degli Stati fondatori, in un Paese zerbino e a cui il premier Conte ha voluto dire “basta”.

Così con una strategia politica lungimirante, a dispetto di quanto qualcuno ha sostenuto nei mesi scorsi, il Capo del Governo ha sostanzialmente usato la tattica del bastone e la carota nei confronti dell’Europa nonostante qualcuno, anche all’interno del suo Esecutivo, non sta facendo altro che mettergli i bastoni tra le ruote. Infatti nell’incontro di ieri il premier ha prima rivendicato “un portafoglio economico di primo piano adeguato alle ambizioni e alle responsabilità che vuole assumersi l’Italia”, dicendosi “disponibile a proporre e concordare il profilo di un candidato il più possibile adeguato per competenze e disponibilità a questo ruolo, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa intera”, poi ha cercato – e trovato – la sponda nella Van der Leyen sul tema dei flussi migratori.

Proprio il presidente della Commissione, in un gesto di rottura impensabile durante il regno del suo predecessore Jean-Claude Juncker, ha appoggiato Conte affermando letteralmente: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri (nella gestione delle migrazioni, ndr). Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. Così, in un gesto che ha del rivoluzionario nella storia recente dell’Europa unita, la Von der Leyen ha concluso: “L’obiettivo politico primario è quello di superare le divisioni nord-sud, est-ovest, Paesi piccoli-grandi. Un’Ue unita ha bisogno di un’Italia forte e prospera e certamente credo che ci sia molto da fare”.