Italicum della discordia, a settembre possibile la modifica. La legge elettorale torna alla Camera

dalla Redazione
Politica

L’Italicum entrerà ufficialmente in vigore tra qualche ora, precisamente dall’1 luglio. Ma a settembre la Camera potrebbe già mettere a segno un cambiamento della legge elettorale voluta da Matteo Renzi e approvata un anno e mezzo fa. La svolta è arrivata con la calendarizzazione a settembre della mozione, presentata da Sinistra italiana, sui profili incostituzionalità di alcune parti dell’Italicum. E quindi sulle modifiche da realizzare.

“Chiediamo che il Parlamento si esprima prima che si pronunci la Corte sulla incostituzionalità”, ha dichiarato il capogruppo di Sinistra italiana, Arturo Scotto, primo firmatario del documento. “E poichè in queste ore il dibattito sulle modifiche è sotto traccia, noi riteniamo giusto che se ne parli apertamente in Aula”, ha aggiunto l’esponente dell’opposizione. Una tesi che è stata sposata anche dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (Pd): “Con la nuova regola, se al primo turno non superi il 40% si va al ballottaggio e chi ha la meglio prende la maggioranza assoluta dei seggi. Ho paura che questo meccanismo sia incostituzionale”, ha affermato, parlando di “effetto devastante” e facendo una previsione: “Come è successo alle amministrative, tutti gli oppositori si coalizzeranno contro di noi”. Una posizione che conferma quanto già circolato nei giorni scorsi: la minoranza dem vuole un cambiamento all’Italicum. Ma l’ipotesi ha provocato una dura reazione del Movimento 5 Stelle: “Vogliono cambiare l’Italicum? Sarà il più grande boomerang politico della storia del nostro Paese. Cambiare una legge per danneggiare il Movimento cinque stelle? Fate pure”, ha affermato Luigi Di Maio.

Rilievi tecnici all’Italicum
Nella mozione di Sinistra italiana ci sono alcuni rilievi principalmente tecnici fatti, ravvisando gli stessi problemi che hanno portato alla dichiarazione di incostituzionalità del Porcellum. Quindi la “lesione dell’uguaglianza del voto e nella violazione del voto diretto date dall’enorme premio di maggioranza assegnato” e “la mancata previsione dei meccanismi idonei a consentire ai cittadini di incidere sull’elezione dei rappresentanti”. Inoltre il premio di maggioranza è “macroscopicamente presente nell’Italicum soprattutto in relazione al caso in cui nessuna lista ottenga almeno il 40% al primo turno”.

Al di là delle valutazioni tecniche, comunque, ci sarà un confronto politico serrate. Anche perché il voto della mozione arriva in piena campagna elettorale per il referendum sulle riforme. Con l’assalto della sinistra dem da un lato, ma anche dei partiti più piccoli, a cominciare dal Ncd di Alfano, che temono di sparire dalla geografia politica italiana.