Un Italicum a 5 Stelle, la legge elettorale di Renzi favorisce il Movimento. Ma il ritocco è rischioso

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Un altro problema cade sulla testa di Matteo Renzi. Si chiama Italicum, la legge elettorale che ha voluto fortemente. E che entrerà in vigore da luglio. Ma, dopo i risultati dei ballottaggi, rischia di rivelarsi già il più clamoroso degli autogol a cui è difficile rimediare senza perdere la faccia. Per quale motivo? Il sistema è stato costruito sul doppio turno (a meno che la lista non raggiunga il 40% al primo turno), quello preferito dal Movimento 5 Stelle, come hanno svelato i casi di Roma e ancora di più di Torino. Così Di Maio&Co. possono conquistare Palazzo Chigi grazie al meccanismo congegnato dal premier.

TENDENZA CONSOLIDATA
Le amministrative 2016 hanno confermato il trend: i pentastellati sono un’armata quasi invincibile ai ballottaggi; ne hanno vinti 19 su 20. E in 11 città hanno superato il 60% dei voti. Il motivo è semplice. “Dove siamo noi al secondo turno beneficiamo di voti non nostri, mentre non accade il contrario”, ha ammesso il candidato dei 5 Stelle di Milano, Gianluca Corrado. Dunque, il M5S riesce a unire i voti contro il candidato “di sistema”, indipendentemente dal fatto che sia di centrodestra o di centrosinistra. Con la ripetizione del cosiddetto effetto-Parma, che prende il nome da quanto è successo con la vittoria di Federico Pizzarotti nel 2012. Insomma l’Italicum è un assist perfetto alla creatura fondata da Beppe Grillo. Tanto che pure alcuni fedelissimi di Renzi stanno iniziando a convincersi del fatto che serva un cambiamento: altrimenti alle Politiche può esserci un ko grazie all’alleanza anti-renziana.

RICHIESTA IN MINORANZA
Il progetto, però, trova un intoppo: sarebbe difficile da far digerire all’opinione pubblica, perché finirebbe per essere bollata come uno sgambetto agli avversari. “Né più né meno a quanto fece Berlusconi con il Porcellum”, fanno notare in ambienti dem. Il presidente del Consiglio può tuttavia sfruttare un fattore: la convergenza con la minoranza sulla volontà di cambiare l’Italicum. Gianni Cuperlo ha espresso una posizione netta: “Nel confronto tra noi e i 5stelle si determina una confluenza degli elettori della destra sui candidati grillini”, ha scritto su Facebook. E ha messo nero su bianco la richiesta: “Cambiare la legge elettorale è la condizione per garantire una maggiore stabilità al nostro sistema e un equilibrio che a oggi non c’è tra il principio della governabilità e quello della rappresentanza”. Un’altra sponda arriva da uno dei veterani della Camera, il capogruppo del Misto Pino Pisicchio:“C’è la necessità di mettere mano subito ad una correzione per consentire la possibilità delle alleanze tra liste omogenee”. Giuseppe Lauricella, altro deputato dem, favorevole a un ritocco alla legge elettorale, ha voluto puntualizzare: “Varrebbe la stessa cosa se avesse vinto il Pd. Il mio ragionamento parte da una constatazione di sistema”.

GIOCO A 5 STELLE
Certo, in via ufficiale il Movimento 5 Stelle continua a criticare l’Italicum. “La legge truffa del 1953 e l’Italicum hanno un fattore comune, che è quello di fregare i cittadini e mettere in mano a chi sta gestendo il potere tutte le istituzioni”, ha ribadito di recente il deputato pentastellato, Danilo Toninelli. Che non le ha mandate a dire: “Tecnicamente la legge truffa era migliore dell’Italicum in quanto dovevi raggiungere il 50% per avere un grande premio di maggioranza, con l’Italicum invece non devi raggiungere nulla, puoi avere il 25% dei voti e poi vincere il ballottaggio”. Ma Gianluca Corrado, ha dato una versione diversa: “L’Italicum ci offre concrete possibilità di vittoria”. Per questo bisognerà vedere come reagiranno i 5 Stelle dinanzi a un eventuale ritocco alla legge elettorale.

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