Sulla carta è un successo. Nella realtà, molto meno. Mentre il governo rivendica il pieno rispetto delle scadenze del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, la fotografia che emerge a un giorno dalla chiusura del termine del 30 giugno è quella di un Paese dove gli obiettivi amministrativi vengono centrati, ma molte opere restano incompiute, i servizi non sono operativi e cresce il timore che la corsa ai target burocratici abbia preso il sopravvento sui risultati concreti.
Il ministro Foti canta vittoria: “Raggiunti 416 obiettivi su 416”
Ieri il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha snocciolato numeri rassicuranti. “Abbiamo raggiunto 416 obiettivi su 416 programmati e già completato tra i 60 e i 70 dei 159 target necessari per ottenere la decima rata da 28,4 miliardi“. Fin qui, il cronometro di Bruxelles sembra dare ragione all’esecutivo. Anche sul fronte degli enti locali i dati appaiono incoraggianti: 94 mila progetti presentati, 68 mila conclusi, altri 4 mila in fase di ultimazione e 25 mila ancora in corso. Ma se si guarda oltre le cifre, appaiono le crepe.
Ma se si guarda oltre le cifre, appaiono i problemi
Perché il Pnrr non è fatto soltanto di milestone certificate alla Commissione europea. È fatto di ospedali, scuole, asili, studentati e Case della comunità che dovrebbero cambiare la vita dei cittadini. Ed è su questo terreno che aumentano le perplessità.
L’esempio più evidente arriva dalla sanità territoriale, uno dei pilastri della Missione 6. Il ministro della Salute Orazio Schillaci assicura che “il target è stato raggiunto” e che resta soltanto da completare la parte amministrativa con le Regioni. Parole che però contrastano con quanto denuncia la Fondazione Gimbe.
“Non sappiamo ancora quando le Case della comunità saranno realmente operative”, osserva il presidente Nino Cartabellotta. Il problema, spiega, non è inaugurare gli edifici o certificare i lavori, ma garantire che le 1.038 strutture previste abbiano davvero tutti gli undici servizi obbligatori e il personale medico e infermieristico necessario. In altre parole: il contenitore può anche essere pronto, ma senza professionisti e servizi il cittadino continuerà a trovare una scatola vuota.
Se qualcuno ha fallito, non è il governo…
Lo stesso Foti, del resto, ammette che la situazione è “a macchia di leopardo“. Se nel Centro-Nord gli obiettivi procedono spediti, nel Mezzogiorno persistono ritardi significativi proprio sulle Case della comunità. E naturalmente il ministro scarica la responsabilità sulle Regioni, sostenendo che “qualche presidente dovrà risponderne ai propri elettori”. Una linea che però non basta a dissipare i dubbi, considerando che il coordinamento complessivo del Piano resta nelle mani del governo.
Diversa la lettura dell’Anci. Il presidente Gaetano Manfredi rivendica il lavoro svolto dai Comuni, sottolineando come oltre il 90% dei progetti sia ormai completato o in fase di completamento. Un dato che, secondo il sindaco di Napoli, dimostra anche come il Sud abbia saputo smentire molti pregiudizi sulla propria capacità amministrativa. I pagamenti effettuati dai Comuni sono passati dagli oltre 8 miliardi del 2017 ai più di 22 miliardi del 2025, segno di una macchina amministrativa che, almeno sul fronte degli investimenti locali, ha accelerato sensibilmente.
Resta però il nodo della qualità della spesa. Molti interventi sono stati riprogrammati negli ultimi anni, altri ridimensionati, altri ancora trasferiti su fonti di finanziamento diverse per rispettare i rigidi vincoli europei. Una strategia che ha consentito al governo Meloni di mantenere formalmente il calendario imposto da Bruxelles, ma che ha alimentato le critiche delle opposizioni, secondo cui il rischio è trasformare il Pnrr in un gigantesco esercizio contabile più che in una vera leva di modernizzazione del Paese.
E intanto esplode la polemica sulle residenze
Le polemiche investono anche l’università. Durante il question time di ieri alla Camera, la ministra Anna Maria Bernini ha respinto le accuse del Pd sul costo degli studentati finanziati con il Pnrr. “Dire che costano più del mercato libero è sbagliatissimo”, ha detto, spiegando che il confronto non tiene conto di utenze, manutenzione e servizi inclusi nei canoni e ricordando che tutti i contratti sono certificati dall’Agenzia delle Entrate.
Ma anche in questo caso il dibattito resta aperto. Per l’opposizione il problema non riguarda soltanto il prezzo dei posti letto, bensì la distribuzione territoriale degli investimenti e la reale accessibilità degli alloggi per gli studenti.
Il quadro complessivo restituisce così un Pnrr diviso tra due narrazioni. Da una parte quella del governo, che rivendica il record europeo nell’incasso delle rate, il raggiungimento puntuale dei target e il rispetto degli impegni con Bruxelles.
Dall’altra quella di amministratori, tecnici e osservatori indipendenti, che invitano a guardare oltre le tabelle ministeriali: perché una Casa della comunità senza personale, uno studentato poco accessibile o un’opera inaugurata ma non funzionante possono essere perfettamente in regola con i cronoprogrammi europei, ma continuare a essere inutili per i cittadini.