Legge elettorale, maggioranza in tilt: Salvini frena, FdI accelera e le opposizioni insorgono. E intanto l’esame del testo slitta al 14 luglio

Bagarre sulla legge elettorale: la Lega frena, mentre i meloniani insistono con le preferenze. E le opposizioni promettono: "Faremo muro"

Legge elettorale, maggioranza in tilt: Salvini frena, FdI accelera e le opposizioni insorgono. E intanto l’esame del testo slitta al 14 luglio

Slitta al14 luglio l’approdo alla Camera della riforma della legge elettorale, previsto per la prossima settimana. Uno spostamento dovuto alle fratture nella maggioranza, che continua a non trovare la quadra su una riforma che Giorgia Meloni considera strategica in vista della prossima legislatura e, soprattutto, delle future partite istituzionali.

A rendere plastico il clima incandescente è stato ieri Matteo Salvini. Prima prende le distanze dalla trattativa: “Non partecipo a riunioni, non sono ai tavoli, ci stanno lavorando i tecnici. Tra Pnrr, ferrovie, cantieri e piano casa non ho tempo di occuparmi di legge elettorale”. Poi, quando gli viene chiesto se il rinvio sia legato al caos ferroviario previsto nei prossimi giorni, cambia registro e ironizza: “Leghiamo la legge elettorale ai treni? Questa è nuova”. Una sceneggiata che fotografa l’imbarazzo del leader leghista, stretto tra la necessità di non rompere con gli alleati e quella di marcare le distanze da una riforma che il Carroccio continua a digerire a fatica.

A confermarlo è il capogruppo Riccardo Molinari, che ribadisce come la Lega avrebbe preferito mantenere il sistema dei collegi uninominali. “Questa legge nasce già da un compromesso”, avverte, mettendo in guardia da ulteriori modifiche. Bocciato soprattutto il meccanismo che combina due capilista bloccati e preferenze, giudicato un sistema che “rafforzerebbe solo i partiti più forti”, cioè Fratelli d’Italia e Pd. Una posizione che certifica come, dentro la maggioranza, il dossier resti tutt’altro che chiuso.

Fratelli d’Italia, invece, tira dritto. Il capogruppo Galeazzo Bignami difende ancora la scelta delle preferenze, sostenendo che “arricchiscono la qualità dello strumento elettorale”.

Le opposizioni: “Faremo muro”

Sul fronte opposto, le opposizioni preparano le barricate. “Faremo muro”, annuncia la capogruppo democratica Chiara Braga, secondo cui il rinvio dimostra che “non c’erano i motivi per strozzare i tempi” dell’esame parlamentare. Per il Pd, inoltre, la vera priorità del governo non sarebbe il Paese, ma la futura partita per il Quirinale.

Ancora più duro il giudizio della segretaria Elly Schlein. “La paralisi politica del governo Meloni è ormai evidente”, attacca. “Gli italiani chiedono risposte su sanità, stipendi, bollette e caro carburanti, mentre a destra passano le notti a incontrarsi nei palazzi e le giornate a rispondersi a colpi di agenzia per garantire se stessi. Il tempo di occuparsi dell’Italia quando pensano di trovarlo?”.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra denuncia quella che definisce una forzatura istituzionale. Per Nicola Fratoianni la proposta è “incostituzionale” e “inemendabile”, perché rappresenterebbe un modo per “occupare tutte le postazioni istituzionali”. Angelo Bonelli rincara: “Meloni pensa solo al potere e non ai bisogni degli italiani”. Critiche arrivano anche da Più Europa, con Riccardo Magi che denuncia tempi di discussione “ridottissimi” dopo un iter in commissione già fortemente contingentato.