Kobe Bryant: basket ti amo ma devo dirti addio. Il Black Mamba cresciuto in Italia lascia il parquet. Ma per sei mesi promette ancora spettacolo con i Lakers

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Scrivere il coccodrillo cestistico del Black Mamba non si fa a cuor leggero, ma qualcuno deve pur farlo. Ebbene si, il cestista “piu velenoso e pericoloso” della Nba ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Kobe Bryant lascerà la pallacanestro al termine della stagione 2015-2016, ma lascerà soprattutto un vuoto incolmabile nel cuore di tutti i romantici della Nba. La stella dei Lakers ha annunciato il ritiro con una “lettera d’amore per il basket” inviata al The Player’s Tribune.

Kobe“Caro basket – scrive il 24 in gialloviola – sono pronto a lasciarti andare. Mi hai fatto vivere il mio sogno di diventare un Laker e ti amerò per sempre per questo. Ma non posso amarti più con la stessa ossessione. Il mio cuore – aggiunge Bryant – può sopportare la battaglia, la mia testa può gestire la fatica, ma il mio corpo sa che è il momento di dire addio. Questa stagione è tutto quello che mi resta”.

Ancora sei mesi, ma comunque troppo poco tempo. Il tempo, l’unico avversario in grado di battere Kobe in uno contro uno. L’unico a non aver mai abboccato alle sue finte, a non aver sbandato davanti al suo crossover, che non ha subito canestri immarcabili in fadeaway né schiacciate sopra le testa. A 37 anni suonati e con 19 stagioni Nba alle spalle Bryant ha deciso di lasciare il parquet.

Cosa resta? Restano “poche” partite per ammirare ed applaudire una leggenda del gioco, le cui gesta non possono essere racchiuse in soli dati e numeri. Oltre 1.550 partite giocate, più di 32.000 punti segnati (terzo ogni epoca davanti a Jordan a 25,3 per allacciata di scarpe), 5 titoli nba, 1 titolo di mvp, 2 mvp delle finals, 2 ori olimpici e 17 apparizioni all’All Star Game non possono bastare per raccontare la carriera e la vita di uno tra gli sportivi più amati di sempre.

Cresciuto cestisticamente in Italia al seguito del padre Jo “Jellybean” Bryant, ex giocatore di Rieti, Reggio Calabria e Pistoia, Kobe viene scelto dagli Hornets al Draft del 1996 con la 13esima chiamata. Scambiato subito per Vlade Divac, Bryant inizia la carriera in giallo viola tra alti e bassi, ma il talento è li tutto da vedere. La sua ammirazione per Michael Jordan diventa presto un’ossessione. Il black mamba studia le mosse del 23 di Chicago “rubandogli” il meglio del repertorio. Il suo obiettivo è diventare il più grande giocatore di tutti i tempi.

Un obiettivo ambizioso che lo porterà a svegliarsi ogni mattina alle 5 per sottoporsi ad allenamenti massacranti e a vincere tutto, ma anche a litigare con arbitri, avversari, giornalisti, allenatori e compagni di squadra (citofonare a casa Shaq) che non avevano, a suo avviso, quel sacro fuoco dentro che ti spinge oltre i tuoi limiti. Tra pochi mesi tutto questo sarà storia. Sarà storia anche Kobe Bryant, saranno storia le sue vittorie, i suoi duelli con Iverson e McGrady, le sue parole spesso sopra le righe. Dicevamo cosa resta. Resta la sua classe, la sua tecnica, la sua cattiveria, il suo amore per il gioco del basket. Sua maestà la pallacanestro che sicuramente, dopo quella lettera d’amore, non riuscirà a trattenere le lacrime nel momento in cui dovrà salutare uno tra i più grandi di tutti i tempi. Grazie Kobe. (MZ)