La Borsa assolve Profumo. Ma dai 5S è stop pure a Descalzi e De Gennaro. L’Ad resta e il titolo di Leonardo regge. Con Eni e Popolare di Bari però è un caso

di Sergio Patti
Politica
GIANNI DE GENNARO

Incredibilmente rispetto alle premesse della vigilia, il titolo Leonardo ha chiuso ieri le contrattazioni a Piazza Affari in territorio positivo (+2,03%) pur dopo varie oscillazioni nel corso della seduta. La condanna (leggi l’articolo) arrivata all’amministratore delegato Alessandro Profumo per le informazioni rese al mercato all’epoca in cui era presidente del Monte dei Paschi di Siena (insieme all’allora Ad Fabrizio Viola) potrebbero portare a un cambio della guardia al timone del nostro colosso dell’aerospazio. L’azienda subito a ridosso del giudizio di primo grado aveva fatto sapere informalmente che per adesso non cambia nulla, anche perché Leonardo non ha mai recepito la cosiddetta direttiva Saccomanni che impone l’assenza di condanne tra i requisiti di onorabilità necessari per non incorrere nell’incompatibilità.

Una risposta che a vedere il progresso del titolo va bene alla Borsa, anche se le cose non stanno allo stesso modo sul piano politico. I 5 Stelle hanno chiesto formalmente un passo indietro a Profumo, e la faccenda è diventata materia di discussione all’interno del più ampio dibattito sugli Stati Generali, con post al vetriolo di chi contesta l’avallo di alcune nomine pubbliche a dir poco indigeribili. Insieme a quella di Profumo – al quale i 5S avevano preteso al fianco un uomo delle istituzioni di provate capacità come il generale della Guardia di Finanza Luciano Carta, ora presidente di Leonardo – sono tornate nel mirino le posizioni dell’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, e del neo presidente della Banca Popolare di Bari, Gianni De Gennaro (nella foto).

Sul primo pende una richiesta di condanna a 8 anni di reclusione per corruzione internazionale, oltre all’evidente inopportunità delle commesse milionarie date dall’Eni in Congo alle società di Maria Magdalena Ingoba, incidentalmente moglie del top manager del cane a sei zampe. Descalzi si è detto innocente, come sta cercando di dimostrare il suo imponente collegio di difesa, nonostante le condanne già inflitte a due intermediari e il sequestro a Londra della presunta tangente. Motivi più che sufficienti per precludere comunque la riconferma del manager, che però il Governo Conte ha ritenuto di lasciare al suo posto, di certo per le pressioni del Pd ma altrettanto sicuramente per la mancata opposizione fino in fondo dei 5 Stelle.

Situazione analoga, se non peggiore, è quella di De Gennaro, capo della polizia all’epoca delle torture inflitte nella scuola Diaz di Genova dopo gli incidenti del G8 del 2001. De Gennaro era stato piazzato da Gianni Letta e attiguo sistema di potere alla presidenza di Leonardo, in ticket proprio con Profumo. Qui aveva provato a resistere, offrendosi in alternativa per altre presidenze, come quella dell’Eni. Per una volta i 5 Stelle erano riusciti però a imporsi ed evitare l’ennesimo riconoscimento (e maxi-stipendio) a un signore di 72 anni che per lo scempio della scuola Diaz andava invece accompagnato a casa e senza ringraziamenti. Un “pensionamento” che è durato poco, perché nonostante la mancanza di competenze, giovedì scorso l’assemblea dei soci ha eletto De Gennaro presidente della tecnicamente fallita Banca Popolare di Bari, rimasta in piedi solo perché lo Stato ci ha messo dentro più di un miliardo e mezzo. E ora anche una discutibile poltrona.