La cella non rispetta gli standard europei. Detenuto fa causa allo Stato e viene scarcerato. Ha ottenuto dal giudice anche un risarcimento

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“La mia non è stata detenzione ma segregazione – sostiene l’uomo, 44 anni, condannato nel 2011 per reati legati agli stupefacenti – Decima sezione penale, niente libertà di movimento, in 3 in una cella di neppure 12 metri quadri, l’acqua che filtra dal terrazzino, umida d’inverno e bollente d’estate: fino a 50 gradi, non puoi appoggiarti al muro”. Lo spazio a disposizione in cella è stato il primo motivo di ricorso che il 44enne ha evidenziato nella memoria difensiva presentata dal suo legale. L’Europa prescrive che, escluso lo spazio occupato da sedie e sgabelli, il recluso abbia diritto ad almeno 4 metri quadri calpestabili. Se lo spazio è tra i 3 e i 4 metri, come nel caso in questione, la mancanza di spazio va integrata con altre condizioni negative. “E nel mio caso c’erano! – prosegue I. S. – Escrementi di piccione, muffe alle pareti e sui materassi, presenza di scarafaggi e ragni, assenza di acqua calda, meno di 4 ore di passeggio al giorno, pessimo cibo portato in cella”. Il giudice ha calcolato i giorni di detenzione inumana: 880. Avendo il fine pena fissato al 25 aprile e non potendo usufruire di tutti i giorni di detrazione cui avrebbe avuto diritto, al 44enne sono stati scontati 40 giorni (1 ogni 10 sui 400) e dati 3.840 euro come risarcimento (8 euro al giorno per il periodo residuo di 440 giorni).