La corruzione corre sulla strada. Arrestati i vertici di Anas Toscana e un imprenditore. Sono in tutto 24 gli indagati per alcuni appalti sospetti

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di FRANCESCO CARTA

 

Solitamente l’Anas dovrebbe collaudare i lavori. Questa volta no. Ad essere collaudato, secondo quanto scrivono gli inquirenti, era il “sistema di corruzione”. Un sistema nel quale “venivano date mazzette corrispondenti al 5% dell’importo dei lavori”. È quanto emerge dall’inchiesta “Strade d’oro” portata avanti dai magistrati di Firenze e che ha travolto i vertici dell’Anas Toscana.

I COINVOLTI –  In totale sono ventiquattro le persone iscritte nel registro degli indagati. Tra costoro, spiccano pubblici ufficiali della società, imprenditori e professionisti. Quattro, invece, sono finiti agli arresti domiciliari: il capo di compartimento Anas Toscana, Antonio Mazzeo, il capo servizio amministrativo Roberto Troccoli, un funzionario, Nicola Cenci, e l’imprenditore Francesco Mele. L’ipotesi di reato contestata a vario titolo è la corruzione. Ma il giro potrebbe essere ancora più vasto e non toccare solo la Toscana dato che ieri sono scattate ben 74 perquisizioni in tutta Italia.

STATI DI EMERGENZA SFRUTTATI – Secondo quanto emerso, l’aggiudicazione degli appalti finiti nel mirino dei magistrati fiorentini avveniva “sfruttando, nella maggior parte dei casi, lo stato di emergenza e di necessità causato da calamità naturali”, ha spiegato il procuratore Giuseppe Creazzo durante la conferenza stampa. Il sistema, ha detto ancora il magistrato, “ha comportato danni per la collettività per molte decine di migliaia di euro”, proprio per il giro di mazzette “corrispondenti al 5% dell’importo dei lavori”.

GLI APPALTI – Questi gli appalti su cui si indaga: uno da 200 mila euro, “di somma urgenza“, per opere sulla strada Tosco-Romagnola; uno in provincia di Prato, per un importo a base asta di 3.258.622 euro; e uno in provincia di Massa Carrara, per la manutenzione straordinaria di una strada, importo del lavoro a base asta di 499.900 euro. Per quanto riguarda l’imprenditore finito ai domiciliari, Mele, “agiva, per sua stessa ammissione, fornendo il pacchetto completo – ha detto Creazzo – Faceva pure i sopralluoghi. Negli uffici dell’Anas era di casa: arrivava a predisporre anche le documentazioni, bando e altro”.

LA BATOSTA – L’Anas, per ora, va sulla difensiva e assicura “massima fiducia” nella procura di Firenze e, in attesa dell’esito delle indagini, “avvierà un audit interno su dirigenti e funzionari coinvolti” nell’inchiesta. Ma, a prescindere dall’atteggiamento collaborativo della società, la batosta è forte. E si sente.