Il pallone della Seria A è sgonfio

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di Marco Castoro

Il calcio italiano è un malato cronico. Inutile meravigliarci più di tanto se i report sulla salute, gli incassi e gli spettatori segnano il rosso fisso. Le società si sono tutte indebolite. Non hanno stadi di proprietà, pagano aliquote fiscali superiori a tutti gli altri Paesi e vivono solo grazie ai diritti tv. Gli spettatori hanno abbandonato gli spalti del calcio italiano. Che ormai non si riempiono più al massimo della capienza. A eccezione, forse, delle partitissime di Champions del Napoli.

Per contro Milan, Inter e Roma non riescono più a coprire per intero i settori. Ci riesce solo la Juve (e non in tutte le partite) perché ha lo stadio di proprietà e ha raggiunto una dimensione all’inglese. Posti giusti e visione ottimale dello spettacolo. Se poi si scende di categoria il colpo d’occhio è ancora più disarmante. Sembra di assistere a partite fantasma. Al contrario di inglesi e tedeschi che hanno gli spalti sempre gremiti. Anche nelle categorie inferiori. Perché la cultura del match è diversa dalla nostra. Si va alla partita con gli amici e con i figli. Indossando la maglietta della propria squadra anche in trasferta. Tutte cose che da noi sono irrealizzabili. Solo al pensiero di portare un figlio allo stadio ti trasmette un’ansia tale che può sfociare anche in paura. Figuriamoci indossare la maglietta in trasferta. Lo spettatore italiano ha abbandonato gli stadi per tutta una serie di motivi. A cominciare dalla sicurezza degli impianti sportivi, strutture fatiscenti e obsolete. Non comodi perché nella maggior parte dei casi ci sono ancora le piste di atletica che ostacolano non poco la visione della partita. C’è il prezzo del biglietto che aumenta ogni anno sempre di più. Ci sono i rischi di finire nel mirino degli ultrà avversari. I soliti cretini che fanno i cori razzisti che fanno chiudere curve e tribune con decisioni che finiscono per danneggiare tutti i tifosi, senza che si faccia nulla per scovare e punire i responsabili. A riguardo le sanzioni sui cori razzisti sono l’ennesima prova che la tanto famigerata tessera del tifoso voluta dal Viminale non è servita a nulla. Tra l’altro lo Stato continua a pagare straordinari su straordinari alle forze dell’ordine che devono “scendere in campo” in ogni partita. E le società non riescono a mettere su un efficiente servizio d’ordine interno con gli steward pagati dal club. Perché i club sono ricattati dagli ultrà che pretendono di organizzare le trasferte e tengono sempre i presidenti di società per il bavero, senza che costoro abbiano il coraggio di denunciarli. L’omertà nel calcio la fa da padrone. Così come le televisioni, che finanziano e fanno sopravvivere tutto il baraccone ma che dettano legge su orari e spostamenti di partite. Al punto che a Bologna si gioca con la nebbia di sera a gennaio. O un Roma-Juventus, che vale lo scudetto, si può giocare di venerdì sera o di lunedì sera. Purtroppo, anche e soprattutto per tutti questi motivi, da qualche anno a questa parte le squadre italiane hanno perso lo smalto degli anni precedenti. In Champions League non arrivano neanche ai quarti di finale e la Serie A da tempo non è più il campionato più bello del mondo. Eppure gli allenatori italiani continuano a mietere successi all’estero. Sono tra i più vincenti e tra i più ricercati (e pagati). Ma vanno benissimo anche i tecnici stranieri che si sono fatti le ossa e consacrati col nostro calcio. I quattro semifinalisti di Champions sono Ancelotti, Mourinho, Simeone e Guardiola (discepolo di Mazzone). Ma non vanno dimenticati Mancini, Spalletti, Zaccheroni, Lippi e altri che invece hanno esportato il calcio all’italiana all’estero.

I  dati che fanno paura

Secondo quanto emerso dal Report Calcio 2014 continuano a crescere i debiti della Serie A.

I debiti del massimo campionato nella stagione 2012-13, secondo Sportmediaset.it,  sono stati di 2.947 milioni di euro, 1.9% in più rispetto alla stagione precedente.
La perdita netta si è ridotta da 280 milioni a 202.
La crisi riguarda anche un problema di spettatori: nell’ultima stagione analizzata ci sono state 900 mila presenze in meno negli stadi italiani.

Il debito della Serie A continua a crescere nonostante la “spending review” di gran parte delle società, attestandosi a quasi 3 miliardi di euro.

Di questi i debiti finanziari pesano per il 32%.

In termini di affluenza media i tifosi italiani in Europa sono meglio soltanto di quelli francesi con un 22.591 a 19.211. Prima la Bundesliga, davanti a Premier League e Liga. Il calo va a pesare sulla voce ricavi da stadio e commerciali che scendono rispettivamente del 4,1% e del 3,9%. Insieme rappresentano solo il 23% del valore della produzione aggregato (8% i ricavi da stadio e il 15% i ricavi commerciali)

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