La Difesa non ha soldi? Fa niente: paga la Guidi. La Pinotti piange per i finti tagli e poi ci manda al fronte con armi di latta

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di CARMINE GAZZANNI

La polemica è scoppiata qualche giorno fa. Il ministro Pier Carlo Padoan ha proposto, nella prossima Manovra, di tagliare il bilancio del ministero della Difesa. Un taglietto, per carità. Il 3 per cento: 478 milioni, che peseranno soprattutto sulle spese per l’ammodernamento dei sistemi d’arma e sulle spese per il personale. Non ha fatto in tempo a parlare il titolare del Tesoro, però, che subito sono piovute critiche, a cominciare dal sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, non a caso ex generale. Inaccettabili, insomma, i tagli al bilancio. “Miopi”, secondo l’onorevole Edmondo Cirielli che a riguardo ha presentato addirittura un’interrogazione parlamentare. Perché, a detta di tanti, il bilancio della Difesa già sarebbe stato vittima di innumerevoli tagli che hanno falcidiato soprattutto il capitolo per l’ammodernamento dei sistemi d’arma.

BILANCI E CONTI
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano in questo modo? Basta prendere in mano il “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2015-2017” per rendersi conto dello stato dell’arte e rispondere alla domanda. Cominciamo dal personale. Confrontando il bilancio del 2014 con quello del 2015, infatti, scopriamo che la spesa è in realtà salita (dell’1,6%), arrivando a sfiorare i 10 milioni di euro. Si penserà: beh, sarà conseguenza di un organico cresciuto nell’ultimo anno. Niente affatto: l’organico complessivo della Difesa (tra personale militare e civile) è in realtà diminuito di 1.382 unità. Com’è possibile che i due dati siano inversamente proporzionali? Semplice: le riduzioni di organico hanno riguardato soprattutto i gradini più bassi della gerarchia militare. Per dire: i maresciallli hanno subito una riduzione di duemila unità; gli ufficiali solo di 157.

PAGA IL MISE
Ma passiamo, ora, al capitolo delle spese per armamenti. Anche qui le sorprese non mancano. Se infatti la Difesa spende sempre meno, a correre in soccorso è il ministero dello Sviluppo Economico: nel 2015, in totale, parliamo di uno stanziamento per i vari progetti militari di ben 2,5 miliardi di euro. In aumento, rispetto al 2014, di circa 400 milioni. Il risultato? A conti fatti il bilancio per le spese militari, come denunciato dalla Rete per il Disarmo, è in realtà aumentato di circa mezzo miliardo rispetto rispetto al 2014. Semplicemente, i fondi sono presi da un’altra cassa, quella dello Sviluppo Economico.

GLI ACQUISTI
Ma facciamo qualche esempio per capirci. Partiamo dai mezzi terrestri. Quest’anno sono stati acquisti blindati “Freccia”: la spesa a carico della Difesa è stata di soli 18 milioni, mentre il Mise ha sborsato oltre 316 milioni. Finita qui? Certo che no. Passiamo ai mezzi navali: a bilancio, il ministro Pinotti, tra vari acquisti e progetti, ha iscritto una spesa di 120 milioni. Briciole in confronto ai 688 del ministero di Federica Guidi. Infine i mezzi aerei: in totale nel 2015 sono stati spesi più di 2,6 miliardi di euro. Cifra stellare. Oltre metà della quale (circa 1,5 miliardi), però, a carico dello Sviluppo Economico. L’unico progetto totalmente in mano alla Difesa è quello relativo ai caccia F-35. Esattamente un anno fa il Parlamento approvò una mozione per dimezzare il finanziamento. Peccato però che il taglio non ci sia mai stato.

Tw: @CarmineGazzanni