La frenata dell’export: rallenta sia su base mensile che annuale

Frena l'export a luglio: secondo i dati Istat, le esportazioni rallentano sia su base mensile che annuale. R scendono in volume.

La frenata dell’export: rallenta sia su base mensile che annuale

L’export italiano frena. A luglio le esportazioni rallentano sia su base mensile che annua, come mostrano le ultime stime dell’Istat: la crescita congiunturale è minima, solo +0,3% dopo il +1,6% di giugno. A calare, invece, sono le importazioni, in discesa dell’1,2%. Su base annua, invece, l’export cresce del 4,7% in valore ma con una netta flessione rispetto al +9,8% di giugno. Inoltre le esportazioni si riducono in volume dell’1,7%, anche in questo caso dopo un dato ben diverso (+5,1%) a giugno.

Per quanto riguarda l’incremento su base mensile, per quanto risicato, è dovuto soprattutto all’aumento delle vendite verso l’area extra Ue (+6,9%), nonostante un calo verso l’area Ue del 5,6%. A livello tendenziale, la crescita – che si registra solamente in valore – deriva ancora dai mercati extra Ue (+6,6%), mentre è minore per le vendite in Ue (+2,7%). Il rallentamento, come detto, riguarda anche le importazioni a luglio: la crescita tendenziale è del 4,6% in valore dopo il +13,2% di giugno e riguarda sia l’area Ue che extra Ue, in entrambi casi superiori al 4%.

L’export scende in volume

In volume, invece, si registra il segno meno: il calo è del 2,7%. Se andiamo a guardare ai dati del trimestre che va da maggio a luglio, invece, la crescita dell’export rispetto ai tre mesi precedenti è dell’1,3%, per l’import è del 2,8%. L’aumento delle esportazioni riguarda soprattutto alcuni settori come i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,8%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+27,3%) e articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (+15,9%). Per quanto riguarda i Paesi verso i quali esportiamo di più, su base annua il contributo maggiore arriva dalla Svizzera (+39,6%), seguito dalla Cina (+27,6%) e dai Paesi Opec (+26,3%).