La grande corsa per Scrosati. Tutti vogliono il manager di Sky alla guida della Rai. Da Veltroni e Madia ai produttori. Tgr, in Sardegna redazioni contro

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I senatori si sono messi a correre. Almeno alcuni, quelli più vicini al premier Renzi. Può darsi che la nuova governance possa essere nominata prima della pausa estiva. Di sicuro in Parlamento la battaglia sarà aspra. Soprattutto dai banchi dell’opposizione (Cinque Stelle in testa). Intanto però c’è tutta un’altra battaglia per spianare la strada al nuovo amministratore unico che avrà il compito di governare la Rai renziana. Quella governativa e non più lottizzata dai partiti. Renzi ha dichiarato che vorrebbe avere una donna a capo di Viale Mazzini. Due sono le figure professionali che più si avvicinano all’identikit. Una interna (Eleonora Andreatta, attuale responsabile della fiction) e un’altra esterna (Marinella Soldi, direttore generale del Sud Europa di Discovery).

TUTTI PER UNO
Ma un’intera squadra di vip si è messa in moto per sponsorizzare la candidatura di Andrea Scrosati (che tra i vertici di Sky non gode più dell’appeal di un tempo). A sostenerlo ci sono Walter Veltroni, Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Maurizio Tozzi e Carlo Degli Esposti che hanno come comun denominatore, oltre alla stima per Scrosati, il business con Sky. La lista è lunga. L’ultimo film di Veltroni, I Bambini sanno, è una produzione Sky realizzata da Wildside (in collaborazione con Palomar), la società che fa capo a Lorenzo Mieli e a Mario Gianani (marito del ministro Marianna Madia, oggi nel governo Renzi ma ieri veltroniana doc). Sempre la Wildside ha prodotto con Sky le serie 1992 e In Treatment. E produrrà The young Pope, diretta da Sorrentino con Jude Law. Tra i tifosi c’è pure Tozzi, che con Cattleya ha partecipato alla produzione di Gomorra, mentre Degli Esposti, con la Palomar, ha prodotto assieme a Sky anche l’altro film di Veltroni, Quando c’era Berlinguer.

SARDI CHI PUÒ
Quando Renzi decise di tagliare 150 milioni alla Rai parlò anche della Tgr (la testata dei telegiornali regionali) e delle redazioni sopra dimensionate e quindi in balia degli sprechi. “Anche la Rai deve fare sacrifici”, disse il premier. A distanza di qualche mese in Sardegna – una delle regioni che vantano due redazioni e non una (privilegio concesso con l’avallo dei capi di Stato sardi) – è scoppiata la guerra tra Cagliari e Sassari. I redattori di quest’ultima sede hanno ritirato le firme dai servizi in voce per protesta contro i nuovi arrivi nella redazione di Cagliari e contro la nomina di un vicecaporedattore. Chiedendo il medesimo trattamento. La protesta ha fatto mettere le mani ai capelli perfino ai fiduciari del sindacato (Usigrai). Morale della favola: nella Tgr non solo ci sono redazioni superaffollate, ma arrivano anche le promozioni e i rinforzi. Alla faccia dei sacrifici!