La grande fuga dalla Camera. Si prova l’evacuazione in caso d’emergenza. Evento mai attuato prima malgrado gli obblighi di legge

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Alla Camera si preparano a scappare. La fuga, però, stavolta non ha niente a che fare con le partenze del venerdì dei parlamentari, trolley al seguito, pronti a tornare a casa. Né tantomeno con le sempre temute elezioni anticipate. È vero che ormai si attende l’esito del referendum come l’oracolo che deciderà le magnifiche sorti e progressive, ma in questo caso l’‘esodo’ è completamente diverso. Finalmente anche a Montecitorio hanno deciso di avviare le esercitazioni di evacuazione per le emergenze. La prima era prevista proprio per ieri mattina, nell’area della Biblioteca di Palazzo del Seminario. La comunicazione ai parlamentari, che La Notizia ha avuto modo di leggere, con tanto di piano di esodo allegato, è arrivata il giorno prima direttamente dal deputato azzurro Simone Baldelli, presidente del Comitato per la Sicurezza.

Meglio tardi che mai – Era ora, verrebbe da dire, soprattutto alla luce degli allarmi terrorismo e dell’emergenza terremoto che da questa estate tiene sotto scacco il centro Italia. Dal 24 agosto, infatti, gli esperti contano quasi 25mila scosse. Ben 4 mila 700 quelle legate solo al sisma del 30 ottobre. Il nostro giornale già ai primi di novembre ha provato a chiedere informazioni alla Camera sulle modalità dei piani di evacuazione e sulle esercitazioni messe in atto dall’inizio della legislatura a Palazzo Montecitorio, a Palazzo dei gruppi e nelle altre pertinenze. Senza ottenere risposte. Ma il primo a sollevare la questione, già il giorno del terremoto, era stato il deputato del Movimento Cinque Stelle, Davide Crippa, che ci ha raccontato “la sensazione di spaesamento durante le scosse avvertite a Roma”: “Ho chiesto ai commessi in Aula e mi hanno solo informato della piantina con le vie di fuga che ogni parlamentare dovrebbe avere sotto il proprio banco. Tutto qui”. Un po’ poco per Crippa.

Abbottonati – “Non è andata meglio – ha rincarato – con la successiva richiesta di informazioni avanzata direttamente in Ufficio di presidenza dal collega Riccardo Fraccaro che è stato rassicurato sull’esistenza dei piani. Nulla più”. La stessa rassicurazione fornita nelle scorse settimane dal questore della Camera, Gregorio Fontana: “I piani ci sono e, come è normale, sono in stand by, con la speranza che possano non servire mai – ha detto il deputato azzurro – Nei corridoi alla Camera ci sono le piantine e tutti i deputati hanno ricevuto il carteggio con i piani. Per cui sanno come muoversi e comportarsi”. Proprio ciò che contesta Crippa: “I soliti paradossi all’italiana: dal punto di vista di carte e piantine è tutto in regola, ma dal punto di vista pratico no”. E in questo caso, secondo il pentastellato, “la pratica è sostanza perché le esercitazioni servono proprio per essere in grado di gestire eventualmente le emergenze. È assurdo pensare che in caso di incendio, fuga di gas, terremoto o qualsiasi altro pericolo, un parlamentare o un qualsiasi dipendente della Camera debba andare a guardarsi la piantina”. La verità per Crippa è una sola: “In questi tre anni, né noi deputati e neppure i nostri collaboratori siamo stati mai chiamati a svolgere alcuna procedura di evacuazione”. “Pure ammesso che sia suonato un allarme – ci ha confessato poi un dipendente del Palazzo dei Gruppi – nel mio ufficio nessuno si è mosso dalla sua postazione. Ma neppure è stato redarguito per questo da qualche incaricato della sicurezza”. Crippa ne fa soprattutto una questione di mancanza di volontà: “Se ci fosse, basterebbe programmare modalità e giorni delle esercitazioni. Un po’ come si tenta di fare adesso”.

Il decoro prima di tutto – Escludendo magari le giornate d’Aula perché , come ha sottolineato Fontana, “durante i lavori vedere i deputati che escono da uscite di sicurezza non darebbe una bella immagine del Paese”. Un’affermazione che ha fatto sobbalzare il deputato M5s: “Ma come, i bambini a scuola fanno le esercitazioni e per i deputati non è decoroso dare il buon esempio? La verità – ha concluso – è che nemmeno qui dentro, che è il luogo dove si fanno le norme, riusciamo ad applicare le leggi che scriviamo”.

Twitter: @vermeer_

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