La guerra per i super stipendi in Rai. Il M5S rivendica la trasparenza, il Pd vuole tagliare i compensi a funzionari e dirigenti

dalla Redazione
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Gli stipendi in Rai sono troppo alti. Ci voleva la pubblicazione dei compensi per far scoppiare un nuovo caso politico. Con il Partito democratico che lancia l’offensiva anche contro dirigenti e funzionari che guadagnano troppo. Anche grazie a “un rapporto incestuoso con la politica”, si azzarda a dire il presidente dell’assemblea nazionale del Pd, Matteo Orfini. Il tutto mentre il Movimento 5 Stelle rivendica la vittoria sulla trasparenza: “Sono felice perché dopo 20 anni di segreti che la Rai custodiva dentro di sé, oggi veniamo a conoscenza degli stipendi annuali dei dirigenti. Grazie al M5S che ha fatto inserire il piano trasparenza”, ha affermato il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, componente del direttorio pentastellato.

Stipendi alti in Rai
Le cifre sono effettivamente importanti. Il direttore generale Antonio Campo dall’Orto intasca 650mila euro all’anno. Alle sue spalle c’è Antonio Marano, a capo di Rai Pubblicità, che gli garantisce un reddito di 392mila euro all’anno. A seguire c’è lo storico dirigente Giancarlo Leone (360.000), l’ad di Rai Pubblicità Fabrizio Piscopo (322.000), il direttore di Rai Sport Carlo Verdelli e il direttore del Tg1 Mario Orfeo (320.00). Poi ci sono i direttori di Rai 2 e Rai 3 Ilaria Dallatana e Daria Bignardi con 300mila euro annui, che comunque prendono 20mila euro in meno rispetto ai due predecessori Angelo Teodoli e Andrea Vianello. Più staccata la presidente in carica Monica Maggioni con 270.000.

Di fronte a questi stipendi non è stato tenero il deputato dem, Michele Anzaldi, diventato noto per le sue battaglia contro i giornalisti Rai (specie quelli non renziani). “Nel servizio pubblico radiotelevisivo ci sono decine di dirigenti con stipendi da favola, pagati spesso per non fare nulla e l’azienda come intende affrontare questo problema? Continuando ad assumere esterni?”, ha accusato su Facebook. E poi ha lanciato la solita bordata verso i non allineati al renzismo. “Il Tg3 di questi giorni ancora una volta si è confermato un vero e proprio megafono della minoranza interna del Pd. Ecco la Rai al tempo di Campo Dall’Orto, tutt’altro che renziana, come qualcuno avrebbe voluto lasciar credere”.

Orfini ha sottolineato che “alcuni di quei compensi sono più che giustificati: se vuoi strappare ai concorrenti un bravo manager, lo devi pagare quanto vale sul mercato”. M “il problema è che molti dei beneficiari di quegli stipendi non hanno alcun mercato: sono dove sono solo ed esclusivamente per il rapporto incestuoso che per anni l’azienda ha avuto con la politica. Prova ne è il fatto che molti oggi non hanno in Rai alcun incarico, ma conservano il loro compenso”, ha concluso il dirigente del Pd.

Dai 5 Stelle c’è stato anche un affondo verso il Governo. “Mentre arrivano le rate del canone da pagare vediamo stipendi pezzi grossi Rai assolutamente vergognosi, in media 300.000 euro all’anno. Sforato ampiamente tetto massimo 240.000 euro all’anno. Smentita l’ennesima balla di Renzi. Intanto arriva il canone in bolletta”, ha scritto su Twitter Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S