La maggioranza si è spaccata di nuovo sulle preferenze. Il casus belli è stato l’emendamento dei vannacciani: FdI ha votato a favore, mentre Forza Italia e Lega si sono schierate contro. Carmela Auriemma, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, che cosa ne pensa?
“È evidente che la maggioranza di centrodestra non esiste più: Meloni e Fratelli d’Italia sono isolati rispetto a Forza Italia e Lega, che votano in maniera compatta. FdI forma quindi un asse con Vannacci, che probabilmente entrerà nella prossima coalizione di centrodestra. Anche il video realizzato martedì dai vannacciani, nel quale annunciavano il voto favorevole all’emendamento di FdI, era diretto a Meloni come testimonianza di fedeltà”.
Meloni ha detto: “Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude”.
“È la solita arroganza di chi non ha mai rispettato il Parlamento, ma è un messaggio che deve rivolgere soprattutto ai membri della sua maggioranza. L’opposizione vota naturalmente contro gli emendamenti della maggioranza, soprattutto contro un testo che riteniamo una truffa semantica, perché non introduce le vere preferenze, quelle che danno all’elettore libertà di scelta. Meloni, però, si rivolge ai suoi, perché l’emendamento non è passato anche per i voti contrari interni a Fratelli d’Italia”.
La premier ha attribuito la sconfitta anche all’opposizione, ma ha ammesso che nella maggioranza sono mancati diversi voti. Meloni ha trasformato l’emendamento in una prova di forza personale e la maggioranza l’ha sfiduciata?
“Assolutamente sì. Anche il post pubblicato pochi minuti prima del voto era rivolto più ai suoi che all’opposizione. Noi avevamo dichiarato il voto contrario, mentre non era chiara la posizione della maggioranza. Molti hanno votato contro un emendamento che rappresentava una bandiera della premier. Meloni, invece di aprire una crisi e una valutazione interna, si inchioda sulla sua posizione e fa finta di nulla”.
Meloni ha presentato l’emendamento come il ritorno delle preferenze dopo trent’anni. Ma il testo manteneva i capilista bloccati e introduceva un sistema misto. Perché lo avete definito una truffa?
“Perche alla Camera dei deputati, ad esempio, avendo 49 collegi plurinominali, avremmo avuto con l’emendamento di FdI 49 capolista per ogni lista tutti scelti dai segretari di partito, a questi si devono aggiungere i 70 eletti del listone previsti per la Camera dei deputati, anche in questo caso, tutti scelti dai partiti. È evidente che l’emendamento FdI non prevedeva per gli elettori una reale possibilità di scelta. Le preferenze vere le abbiamo presentate noi: quelle con cui l’elettore scrive il nome e il cognome della persona che vuole eleggere. Ma il nostro emendamento è stato bocciato”.
Il governo e la maggioranza volevano far saltare anche le regole sulla parità di genere. Una scelta singolare per una premier donna.
“In realtà è in linea con le sue politiche, che in quattro anni non sono mai state a vantaggio delle donne. Il divario di genere resta nel lavoro e nelle istituzioni. La rappresentanza femminile nelle istituzioni è tra il 15 e il 20 per cento. Alla Camera, pur rappresentando oltre il 50 per cento della popolazione, siamo poco più del 30 per cento. Una legge elettorale che eliminava ogni vincolo sui capilista, e quindi su chi sarebbe sicuramente entrato in Parlamento, è coerente con le politiche della prima donna presidente del Consiglio”.
In caso di elezioni anticipate, il centrosinistra è pronto?
“In questi quattro anni abbiamo lavorato su temi comuni, come salario minimo, settimana corta e congedo paritario, conducendo molte battaglie insieme. Anche sulla politica estera c’è una convergenza: non si possono spendere miliardi in armi e ridurre la spesa sanitaria e quella per la scuola pubblica. Lavoriamo da tempo a un programma comune e siamo pronti, a differenza di una maggioranza che si spacca nelle votazioni cruciali, come quella sulla riforma elettorale”.