Il governo Meloni ha deciso di approvare il decreto Sicurezza così com’è, con la norma sui premi per i rimpatri dei migranti bocciata dal Quirinale, per poi intervenire con un ulteriore provvedimento correttivo della stessa norma. Molti richiamano il precedente del cosiddetto comma Fuda, con cui il governo Prodi licenziò un decreto legge di un solo articolo che conteneva la norma da sopprimere su richiesta di Napolitano.
Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale nell’Università “Federico II” di Napoli, il governo lo può fare?
“Tecnicamente, questa è la legge di conversione di un decreto: il presidente è chiamato a promulgarla. Potrebbe rifiutare la promulgazione e rinviarla alle Camere ai sensi dell’art. 74, ma la conseguenza sarebbe la decadenza del decreto. Detto questo, il presidente è il garante di prima istanza della Costituzione – poi c’è la Corte – e interviene nel caso di ‘manifesta incostituzionalità’: non un semplice dubbio, ma un’incostituzionalità indiscutibile ed evidente. In questo decreto c’è? Per me sì: la regalia all’avvocato viola gravemente gli articoli 3 e 24 della Carta, ovvero principio di eguaglianza e diritto di difesa. Ci sono anche profili deontologici, ma il punto cruciale è la violazione di un diritto che spetta egualmente a tutti. Se l’incostituzionalità è manifesta, il Capo dello Stato può fingere che non ci sia? L’emendamento è stato presentato in commissione il 18 marzo e approvato in Aula al Senato il 17 aprile: la maggioranza aveva un mese per correggerlo e non l’ha fatto. È stata una scelta consapevole, forse anche come reazione alla botta referendaria, di cui si colgono tracce nel verbale d’aula. Se il testo passa così, Mattarella dovrebbe rinviarlo alle Camere”.
Il Presidente della Repubblica non può semplicemente non firmare subito?
“Il decreto decadrebbe comunque il 25 aprile. L’obiettivo delle destre è che entro il termine la legge sia approvata e promulgata”.
E poi vogliono intervenire con un provvedimento separato. Quindi Mattarella dovrebbe fidarsi sulla parola?
“Non è questione di fidarsi. Il problema è se esista o meno una manifesta incostituzionalità. Se Mattarella promulgasse oggi – magari con una lettera di accompagno – definirebbe uno standard: un precedente pericoloso, perché se in un caso come questo l’incostituzionalità non è manifesta, quando mai lo sarà? Credo che se il testo è approvato senza modifiche, Mattarella debba negare la promulgazione. Il governo farà poi quello che ritiene”.
Quindi il precedente Fuda non è paragonabile?
“Non rileva cosa abbia fatto altro governo in altra situazione. In punto di diritto, il decreto viene modificato dalla legge di conversione, e quindi la modifica viene in essere solo dopo che la legge di conversione è promulgata, pubblicata ed entra in vigore. Prima non si può correggere un decreto non ancora modificato. Quindi il precedente rilevante – come il presidente intenda leggere la ‘manifesta incostituzionalità’ – viene comunque in essere. Il precedente che interessa è quello che fa il Presidente, non quello che ha fatto qualche governo in passato”.
Giorgia Meloni ha difeso la norma dicendo che la modificherà accogliendo i rilievi, ma che resta una norma di buon senso.
“Così non c’è nemmeno una promessa credibile di correzione. Si conferma che se l’incostituzionalità manifesta c’è, si nega la promulgazione. Punto. Altrimenti si indebolisce la funzione di garanzia della Costituzione – e la si indebolisce per il futuro, fissando un precedente. Tra l’altro, questo fa venire sospetti su che tipo di presidenza voglia la destra: un Quirinale compiacente, che non disturba il manovratore. Un segnale molto preoccupante. È l’anticipo di un futuro possibile”.
Sull’intero decreto il suo giudizio è negativo?
“La norma sugli avvocati è stato il punto di emersione, ma il problema è più ampio: è un decreto dal chiaro indirizzo repressivo, che mira a mettere la museruola a chi dissente. Il fermo preventivo, per esempio, è gravissimo – e credo che anche su quello ci sia stata un’interlocuzione con il Quirinale, meno visibile rispetto alla questione degli avvocati e coperta da un certo livello di riservatezza. Un decreto nel complesso inaccettabile”.