Le Lettere

La pace come la peste

Inutile girarci intorno: Zelensky e l’Europa non vogliono la pace, questo è chiaro. Ma perché?
Aurelio Milani
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Gentile lettore, in effetti l’Europa e Zelensky rifuggono la pace come la peste. L’Europa perché non potrebbe più giustificare le enormi spese del riarmo, che non è una necessità antirussa bensì una riconversione industriale surrettizia attuata con aiuti di Stato che di norma sarebbero proibiti dal Patto di stabilità e dalle leggi del Wto; e Zelensky perché perderebbe la pioggia di soldi dall’Europa nonché il ruolo ipertrofico che fa di lui un player politico sovradimensionato. C’è poi un movente più “privato”: con la pace Zelensky dovrebbe indire le elezioni, che tutti i sondaggi prevedono per lui perdenti, salvo brogli (con o senza complicità dell’Ue). Sarebbe la fine del potere e quindi della mangiatoia che ha reso miliardari i suoi amichetti ladroni di stato. C’è anche Zelensky tra i ladroni? Non ho dati per affermarlo o negarlo. Quel che sappiamo è che tutto il “cerchio magico” è sotto inchiesta o agli arresti o riparato in Israele per sfuggire alla cattura, come quel Timur Mindich che aveva i cessi d’oro massiccio a casa, amico intimo ed ex socio di Zelensky. Per salvare i suoi sodali Zel agì in modo spregiudicato, azzerando l’ente anticorruzione che indagava, ma ci furono proteste europee e rivolte di piazza e dovette desistere. Un altro dato è che l’inchiesta Panama Papers nel 2016 rivelò che Zelensky aveva conti correnti nei paradisi fiscali, soldi di quantità e origine sconosciuta ma sottratti al fisco, frutto quindi di un reato. Però in politica non sempre due più due fa quattro.