La Rai rischiava guai giudiziari. Ecco perché Vespa è stato fermato. Altro che censura, andava tutelata la salute dei tecnici. Il consigliere del Cda Laganà si è battuto per lo stop

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Ci ha provato fino all’ultimo, insistendo a più non posso, anche avanzando l’ipotesi di registrare da casa sua, di offrire il suo salotto al posto di quello di Via Teulada. Ma alla fine Bruno Vespa, come si sa, è stato fermato: Porta a Porta non si può registrare in questi giorni perché il conduttore, gli ospiti, i tecnici sono entrati in contatto con Nicola Zingaretti, risultato come si sa positivo al tampone per il coronavirus. Come sia andata è cronaca degli scorsi giorni: Vespa ha fatto il tampone, è risultato negativo e avrebbe voluto continuare col programma, ma la direzione Rai ha deciso di stoppare la messa in onda, col conduttore che è andato su tutte le furie.

LA RICOSTRUZIONE. Inevitabili, a quel punto, le tante e tante ricostruzioni secondo le quali dietro la decisione ci sarebbero altre motivazioni. In realtà la decisione è stata presa nella tutela non solo di Vespa ma anche di tutte le maestranze che lavorano al programma e che avrebbero dovuto continuare a lavorare anche nel caso in cui la trasmissione fosse andata in onda da casa Vespa. Secondo quanto è in grado di ricostruire La Notizia, infatti, già il giorno dopo il messaggio di Zingaretti in cui dichiarava di essere risultato positivo, il consigliere del Cda Rai, Riccardo Laganà, ha inviato una email molto dura alla Task Force Rai, all’amministratore delegato Fabrizio Salini e al Collegio sindacale ricordando, per l’appunto, che la quarantena per il coronavirus, per disposizioni governative, è di 14 giorni.

A quel punto è stato lo stesso Collegio sindacale, garante del rispetto delle norme di legge, a intervenire ricordando a tutti, in primis alla dirigenza di Viale Mazzini, a quali rischi si sarebbe andati incontro, anche di natura giudiziaria, se si fosse andati avanti come se nulla fosse successo. All’eventualità che qualcuno potesse contrarre il virus, si sarebbe aggiunta l’inevitabile causa civile contro l’azienda e l’azione penale contro chi avrebbe deciso in tal senso, cioè per una messa in onda forzata e in violazione delle disposizioni di legge.

DEO GRATIAS. Ed è a questo punto che nei corridoi del settimo piano, anche per non rinunciare a un programma storico della Rai in un momento così delicato, ha preso piede l’idea di realizzare le puntata da casa Vespa. Un’idea, tuttavia, folle perché non avrebbe evitato alcun tipo di rischio all’azienda e, soprattutto, alle maestranze. A ricordarlo è stato ancora una volta Laganà, sempre attento sul punto, che ha sottolineato a tutti come la stazione appaltante sia responsabile anche – e ovviamente – della salute dei lavori in appalto della troupe esterna che sarebbe stata inviata per ipotesi a casa di Vespa per assicurare la diretta.

A quel punto anche i più fervidi sostenitori di Porta a Porta si sono dovuti arrendere, davanti alla chiarezza delle regole che non si possono – e non si devono – aggirare. Il risultato? Al di là degli sbraiti e delle polemiche, oggi tra i dirigenti e gli interni Rai, visto il peggiorare dell’emergenza, in tanti sottolineano che l’insistenza di Laganà ha evitato un’altra figuraccia alla Tv pubblica.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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