La rivincita di Cairo e Floris. Il talk diMartedì ha gli stessi ascolti di Ballarò. Ma piace di più e La7 fa incassi d’oro con la pubblicità

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Il 2015 è cominciato sotto una buona stella per Urbano Cairo. Il Torino è tornato in posizioni di classifica più consone al blasone e La7 sta vivendo un buon momento, tagliando uno dopo l’altro dei traguardi importanti. Dopo un 2014 con luci e ombre, anche se la cura di razionalizzazione dei costi del settore editoriale televisivo sta cominciando a dare i suoi frutti: la gestione di La7, infatti, ha generato un margine operativo lordo positivo di circa 9 milioni di euro.

LA RINCORSA DI FLORIS
16 settembre 2014. Prima stagionale del nuovo programma diMartedì. Giovanni Floris contro il suo passato, faccia a faccia con quel Ballarò che l’ha consacrato come il più visto tra i conduttori di talk politici. Ebbene l’esito dell’Auditel è spietato: Ballarò 2.503.115 spettatori di media, diMartedì 754.986. Quasi due milioni di scarto e più di 8 punti in meno di share (11,76% contro 3,47%). Una batosta che arriva dopo il flop della striscia quotidiana, voluta fortemente da Floris, la cui corsa però fu fermata ben presto a causa del basso share e dell’emergenza Gruber che si ammalò a inizio stagione e Floris fu chiamato a rimpiazzarla. “La stagione è ancora lunga” commentò il diretto interessato, un po’ abbacchiato dopo il deludente avvio ma consapevole che peggiò di così non si può andare. Anche Cairo gli fu vicino in quei momenti. In pubblico lo difese a spada tratta e respinse al mittente tutti coloro che parlavano di scelta sbagliata. E puntata dopo puntata Floris ha aggiustato il tiro. Ha perfezionato il talk, dando meno spazio ai soliti noti, preferendo concedere angoli sempre più spaziosi ai faccia a faccia e ai personaggi meno conosciuti dal grande pubblico. E – aggiungiamo noi – anche meno sputtanati. Tuttavia, la voglia di affondare colpi nei confronti di Renzi l’ha sempre un po’ condizionato per un bel po’ di puntate dell’autunno scorso. Non a caso Bersani e soprattutto Landini e Camusso sono stati di casa a diMartedì. Ma la svolta non è arrivata subito. Lo share al massimo cresceva di mezzo punto mentre le critiche lievitavano in maniera esponenziale. Con Cairo che però continuava ad avere fiducia e a difendere la sua scelta.

TESTA A TESTA
Non che Ballarò andasse poi tanto meglio. Già alla seconda puntata aveva dilaniato la metà della dote dell’esordio. Ma l’11 novembre arrivò il primo sussulto: Giannini 5,77% (1.345.665)- Floris 5,55% (1.291.197). E tutti pronti a dire che il sorpasso sarebbe stato imminente. Non fu così, perché appena 7 giorni dopo Ballarò arrivò all’8% e diMartedì scese al 4,68%. I distacchi restarono netti per settimane. A fine 2014 nessuno – a eccezione di Floris e Cairo – poteva mai pensare che tra i due il gap si potesse ridurre così in poco tempo. Ma il 2015 è nato sotto un’altra stella. Puntata dopo puntata diMartedì ha rosicchiato share e Cairo ha intascato i soldi dei break pubblicitari. Finché è arrivato il giorno di Sanremo che ha fatto scendere lo share a entrambi i contendenti ma li ha avvicinati: diMartedi 3,96% (962.000)-Ballarò 4,04% (1.085.000). In pratica un pareggio, che sa di sconfitta appena 7 giorni dopo: Floris è stato visto da 1.338.000 spettatori (6,11%) e Giannini da 1.526.000 e 6,33%. Senza break però Raitre sarebbe sotto. Cairo e Floris possono brindare al record stagionale di ascolto.

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