La serie A è un romanzo criminale. Il calcio italiano non è più un gioco ma un’industria. Fallimenti, gare spostate: il campionato è stato falsato

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Il calcio italiano è al giro di boa. Ma non perché comincia il girone di ritorno, bensì perché è davanti a un bivio: o si dà una scossa cambiando i vertici di chi lo gestisce o diventiamo lo zimbello di tutta Europa. Quello che è accaduto al campionato di Serie A in questa stagione ha dell’incredibile. La sceneggiatura sembra sia stata scritta da Castellano e Pipolo. Una commedia all’italiana, ricca di colpi di scena grotteschi (anzi tragicomici) che ne hanno falsato l’esito e soprattutto l’immagine di chi lo guida e prende decisioni.

IRREGOLARITÀ
Premessa: nulla contro la Juve. È la squadra di gran lunga più forte della Serie A. Il suo scudetto è strameritato. Ha vinto anche la Coppa Italia e giocherà contro il Barcellona la finale di Champions. Quindi nulla di più sacrosanto e legittimo. Ma tutto il resto è farsa. Cominciamo dalla fine. Tutti i campionati europei più importanti hanno una regola imprescindibile: le ultime due giornate vanno giocate alla stessa ora, a meno che si affrontino due squadre che non hanno più niente da chiedere alla classifica. Eppure è accaduto che le due partite che valgono un’intera stagione (e 50 milioni subito in cassa) si sono giocate a 48 ore di distanza. A scatenare la decisione la finale di Coppa Italia, tra Lazio e Juve, anticipata al 20 maggio per l’impegno dei bianconeri nella finale di Champions League. Alla fine Lazio-Roma si è giocata di lunedì e Juventus-Napoli di sabato pomeriggio. Con i bianconeri che due giorni dopo sono riscesi in campo e hanno vinto, mentre la gara della Lazio è stata posticipata. Il tutto ai danni del Napoli che ha fortemente rischiato di finire fuori con un pareggiotto nel derby di Roma. Fortuna ha voluto che abbiano vinto i giallorossi e i partenopei rientrano in gioco nella gara spareggio dell’ultima giornata proprio contro i biancocelesti.

FALLIMENTI
Ma il peggio si è visto con il fallimento del Parma. Possibile che i vertici del calcio italiano non si siano mai accorti del crac della società emiliana? Manco fossimo nel campionato di serie D dove può capitare che qualche squadra finisca i soldi a campionato in corso e si ritiri. In serie A cose del genere non si erano mai viste. A un certo punto della stagione se il Parma si fosse ritirato – quando le casse erano vuote – ci sarebbe stato un lungo elenco di 0-3 a tavolino. Una vergogna storica per la Serie A. E la storia rischia di ripetersi con il Genoa. Il club rossoblù difficilmente potrà partecipare all’Europa League perché non in regola con i versamenti economici. Quindi una grande stagione che non potrà avere nessun premio. Anche al Parma l’anno scorso fu vietata la partecipazione alle coppe europee, nonostante avesse conquistato il diritto a parteciparvi.

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