La tv degli chef copia e incolla. Il grande pasticcere è una copia di Bake Off Italia. Non solo i talk sono tutti uguali, anche i talent

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di Gianluca Schiavone

Neanche il tempo di memorizzare i nomi dei concorrenti di Bake Off Italia, in onda il venerdì sera su Real Time, che Raidue sforna la seconda stagione de Il più grande pasticcere. Talent basato sulla competizione fra 10 pasticceri, che si contendono l’ingresso in accademia dopo la selezione ad opera di 3 giudici. Praticamente un copia e incolla ad alto tasso glicemico del carrozzone trainato da 3 anni da Benedetta Parodi. Fin dal primo episodio andato in onda lo scorso anno, i dubbi e le incertezze sono stati tanti. Debole il format, poco convincente il montaggio e una giuria che dava la sensazione di essere usurata già in partenza. La presenza della Balivo come padrona di casa non era certo incisiva, ma almeno donava al programma quel tocco pop e familiare che faceva la differenza. Nonostante questo, per la seconda edizione si è deciso di lasciare a casa zia Caterina e il suo valore aggiunto. Niente presentatori, ma solo una voce fuoricampo che fa molto talent targato Sky. Ed è proprio agli standard di casa Murdoch che anche qualche giudice sembra ispirarsi un po’ troppo. Ma attenzione. I cazziatoni di Bastianich e gli sguardi di Cracco hanno fatto storia, è chiaro, ma sono coperti da un velato copyright, quindi, cercare di emularli e riprodurli a comando è pratica assai comica. Grande la professionalità di Luigi Biasetto, apprezzabile la sensibilità da buon padre di famiglia di Leonardo di Carlo, trascurabile le forzature e i musi duri forse troppo studiati del maestro Rinaldini. Ricco il vivaio dei concorrenti in gara. Dall’irresistibile Kanako, ai baffetti improponibili del calabrese Sebastiano. Dall’insicurezza cronica di Corrado, al surreale ”mi agita essere osservata e giudicata” di Athina, a cui forse andrebbe chiarito che sta partecipando ad un programma tv e non alla sagra del muffin di Frosinone. Insomma, di tutto un po’. In un’annata in cui i cambiamenti radicali in casa talent sembrano diventati un imperativo morale, sarà dura per tutti mantenere la rotta e non sprofondare nel mare degli ascolti impietosi. Un 6.37 % di share per questo esordio è tutto da decifrare. Ma restando in tema di dolci, è bene ricordare la regola madre: le novità strutturali sono come il cioccolato, possono essere eccezionali oppure portare ad un’indigestione mitologica.

SPECIALE TG1 VOLA SU TWITTER
Nonostante avesse per traino un film senza appeal, domenica scorsa Speciale Tg1 con una complessa puntata su cybersecurity e cyberwar si è collocato nella top ten di Twitter, esattamente al sesto posto. A testimoniare che i temi dell’Ict hanno un target giovane colto e specializzato, ma purtroppo non troppo considerato dall’Auditel. Era un vero speciale di servizio pubblico, fatto nelle stesse settimane in cui anche Bbc e France 2 hanno fatto lo stesso tipo di informazione dopo l’allarme lanciato dalla Nato. Dell’ampio reportage curato da Barbara Carfagna i giovani sono apparsi particolarmente attratti dalla descrizione dell’hacker etico rispetto al cracker, una specie di colesterolo buono e di colesterolo cattivo che vivono dentro il web.