La Tv e i suoi protagonisti visti da Klaus Davi. Un Tg4 a trazione sudista. Inchieste e temi sociali in primo piano. Così Pucci conquista pure il Mezzogiorno

Studio Aperto Mag Pucci
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Il Tg4 è un telegiornale che per molti anni è stato identificato in un grande protagonista dell’informazione italiana: Emilio Fede. Un uomo che ha lavorato per molti anni a Mediaset ma che era già ben impresso nell’immaginario collettivo grazie al suo lungo impegno al Tg1 e a una trasmissione di successo come Test in onda nella prima metà degli anni ’80 su Rai Uno. Fede non solo aveva una solida carriera di giornalista ma ha saputo dare un ruolo al Tg cadetto di Mediaset identificando l’affermazione sociale e politica del berlusconismo attraverso importanti scoop ma senza perdere l’attenzione per i temi soft. Alla lunga gestione Fede, in carica dal ’92 al 2012, subentrò quella di Giovanni Toti, che ha incarnato il volto più istituzionale di Mediaset.

Dall’inizio del 2014 le redini sono state prese da Mario Giordano, più indirizzato verso le inchieste riguardanti direttamente i cittadini, non disdegnando naturalmente politica e cronaca nera. Ora il Tg di Rete 4 è guidato da un giornalista di razza come Andrea Pucci (nella foto) mentre nel ruolo di condirettore si distingue uno “schiacciasassi” come Rosanna Ragusa. Un curriculum, quello di Pucci, costruito sul campo: inviato in zone calde della nostra Penisola come la Sicilia e la Calabria degli anni ‘80/‘90, ha maturato una solida esperienza nella cronaca nera e giudiziaria al Giornale di Montanelli, il quale poi nel ‘93 gli affidò la guida della redazione romana del suo quotidiano.

Dopo altre esperienze al Tempo e all’Adnkronos, nel 2009 ha iniziato la sua avventura a Mediaset come vicedirettore del Tg5, diventando poi nel 2016 direttore di Newsmediaset e nel settembre 2019 anche di Tg4 e Studio Aperto. Pucci ha saputo armonizzare la mission del Tg4 con la nuova impronta di Rete 4, sempre più vicina alle all news con molti spazi dedicati all’informazione, soprattutto in forma di talk.

Pur senza abbandonare il suo carattere un po’ corsaro di critica pungente degli equilibri politici, mantenendo sempre una dialettica precisa e corretta, con Pucci il telegiornale della rete diretta da Sebastiano Lombardi ha consolidato il suo ruolo istituzionale, dando sì spazio alle istanze del sovranismo senza però perdere mai di vista le altre sensibilità politico-culturali interpretate dai partiti governativi. Padrone di casa dell’edizione principale, quella delle 19, è Giuseppe Brindisi, volto e icona del Tg, che alterna la conduzione con un professionista d’alta scuola come Luca Rigoni, mentre alle 12 Stefania Cavallaro e Viviana Guglielmi danno anch’esse prova di serietà e ottima preparazione.

Ma veniamo ai dati di OmnicomMediaGroup: piatto forte della programmazione è l’edizione delle 19 che, nel mare magnum dell’infernale programmazione preserale, si difende molto bene con uno zoccolo duro di ben 732.320 telespettatori e uno share che oscilla ormai costantemente tra il 3,6 e il 4,2%. Il trend è nettamente in ascesa e nelle ultime settimane il Tg4 si è attestato stabilmente sopra il 4%: un risultato di tutto rispetto visto che a quell’ora vanno in onda poderose corazzate come “L’eredità”, “Caduta libera” e il Tg3 a guida Mario Orfeo.

Passando al profilo sociologico, vediamo che la quota femminile è superiore rispetto a quella maschile (58% donne vs 42% uomini), con oltre l’87% del pubblico che ha più di 45 anni. A livello territoriale il Tg4, a sorpresa forse per alcuni, si erge su un vistoso zoccolo duro di consensi in particolare al Sud e soprattutto in regioni problematiche come la Calabria, dove raggiunge il picco di share con medie del 5,5%. Alti anche i dati di share in Basilicata (4,7%), in Sardegna (4,8%), in Campania (3,9%), superiori alla media del Nord, dove l’Emilia Romagna si distingue con il 4,2%, seguita dalla Lombardia al 3,7%.

Nel Centro le Marche aumentano le medie del Tg di Pucci col 4% di share. Questi dati dimostrano che la linea editoriale basata su inchieste di taglio sociale e campagne dirette al cuore dei cittadini sta dando i suoi frutti, in particolare in territori dove c’è più bisogno della presenza istituzionale, vale a dire il Sud, spesso troppo dimenticato dallo Stato e da molti media ma evidentemente non dal Tg4.