La vita spericolata di Brando il Selvaggio

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Marco Castoro

E’ nato prima l’uovo o prima la gallina? Di un grande film resta nella memoria più il personaggio o l’interprete? Marlon Brando è una delle poche eccezione di cui si ricorda sempre il nome del protagonista dei suoi film. Come ci si può dimenticare infatti di don Vito Corleone. Oppure del colonnello Kurtz o di Marco Antonio. Indimenticabili anche Terry Malloy di Fronte del Porto, Paul dell’Ultimo tango a Parigi. E ancora Stanley Kowalski di Un tram che si chiama Desiderio e il primo ufficiale Fletcher Christian de Gli ammutinati del Bounty. Interpretazioni inconfondibili che hanno reso immortale la sua icona.

Doppia vita
Bello e dannato da giovane. Obeso e intrattabile da vecchio. È arrivato a pesare qualcosa come 160 Kg. Come ogni attore che si rispetti anche Brando aveva una personalità sdoppiata. Sul set appariva in un modo. Nella vita privata era tutt’altro. L’opposto. Inoltre le sue vicissitudini l’hanno marchiato a fuoco rovente. Il Selvaggio di nome e di fatto. Il suo carattere ribelle l’ha messo in mostra fin da giovane. Troppo indisciplinato e insofferente alle regole, per questi motivi (non certo trascurabili per chi decide di intraprendere la carriera militare) è stato cacciato dall’Accademia del Minnesota. Ma l’espulsione è stata la sua fortuna. Meglio un generale in meno e un grand’attore in più. Giovanissimo debutta a Broadway. E nei panni di Kovalski commuove il pubblico prima a teatro e poi sul set. Scoprire il suo talento è Elia Kazan, lo stesso che dopo Brando punterà tutto su James Dean ne La valle dell’Eden e Warren Beatty con Natalie Wood in Splendore nell’erba.

Omicidi e suicidi
Probabilmente è stato il set la vera vita di Brando. Morto a 80 anni come un barbone, dieci anni fa. Fuori dai riflettori la sua esistenza è stato un inferno. Il primo figlio ha assassinato l’amante della sorellastra Cheyenne e ha subito la condanna del massimo della pena, dieci anni, nonostante il padre abbia testimoniato in suo favore. In seguito Cheyenne si è suicidata impiccandosi. Sposato tre volte (con Anna Kashfi, con Movita e con Tarita). Ha avuto altre relazioni importanti, alcune con un epilogo devanstante. Pina Pellicier si è suicidata nel 1961, mentre Rita Moreno ha tentato due volte senza successo. Brando vanta al suo attivo 14 riconoscimenti di paternità.

Recitava da Dio
Francis Ford Coppola fu colpito dall’interpretazione e il trucco usato da Brando per diventare don Vito. Capelli tenuti indietro con la brillantina, sfumature di lucido da scarpe su guance e fronte, la bocca imbottita di fazzoletti di carta. Per la parte riceve un altro Oscar ma, con una mossa a sorpresa, si rifiuta di ritirarlo per protestare contro il modo in cui il governo Usa tratta gli indiani. Una frase pronunciata da Al Pacino è diventata storica: “Con Brando è come recitare con Dio”. Coppola lo volle anche in Apocalypse Now, il film che vinse due Oscar e la Palma d’oro a Cannes ma che a causa degli ingenti costi portò la casa di produzione American Zoetrope vicino alla bancarotta.