Nel 2024 hanno lasciato l’Italia 25mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni. Ne sono rientrati poco piรน di 4mila. Saldo: 21mila teste in meno in dodici mesi, fotografate dal Rapporto annuale 2026 dell’Istat. La vera remigrazione che serve al Paese รจ questa. Il resto รจ propaganda.
I numeri di un esodo
Il Paese ne forma pochi, di laureati, e quei pochi se ne vanno. Nella fascia 25-34 anni ha un titolo universitario il 31,6%degli italiani, contro una media europea del 44,1%. Eppure chi studia lavora di piรน: il tasso di occupazione tocca l’85,3%tra i laureati, scende al 74,6% tra i diplomati, al 56,1% per chi ha la sola licenza media. L’Italia forma una minoranza preziosa e poi la regala oltrefrontiera. E piรน si sale nella formazione, piรน la fuga pesa: nel 2025 il 10,4% dei dottori di ricerca usciti dalle universitร italiane lavorava giร all’estero.
Le mete sono quattro, sempre le stesse: Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia. Interpellati sul perchรฉ, l’81,7%degli espatriati indica la mancanza di un impiego all’altezza degli studi, il 73,7% gli stipendi troppo bassi. A cinque anni dal titolo chi รจ andato all’estero porta a casa 2.941 euro netti al mese contro i 1.840 di chi resta, quasi il 60% in piรน, ha calcolato AlmaLaurea. Del resto un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in piรน del coetaneo italiano: lo ha rilevato il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, segnalando che a partire sono soprattutto ingegneri e informatici, le figure che alle imprese italiane mancano di piรน. E i salari, intanto, restano gli unici dell’area Ocse a essere calati in termini reali dal 1990, con un potere d’acquisto sceso dell’8,6% tra il 2019 e il 2025. Per i piรน giovani, calcola l’Ocse, la retribuzione media รจ ferma ai livelli del 1990.
Costa pure, questo spreco. Il Cnel ha stimato in quasi 160 miliardi il valore del capitale umano uscito tra il 2011 e il 2024, il 7,5% del Pil. Lo pagano soprattutto Lombardia con 28,4 miliardi, Sicilia con 16,7, Veneto con 14,8. Nello stesso periodo se ne sono andati 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni, 78mila nel solo 2024, e la quota di laureati tra loro รจ salita dal 33,8% dell’intero arco al 42,1% dell’ultimo triennio. Per il Sud il conto รจ doppio: prima la partenza verso l’estero, poi quella verso il Centro-Nord. L’esodo, insomma, diventa sempre piรน qualificato. Triplicati i laureati rispetto a fine anni Novanta, e ancora sotto l’Europa: pochi, e pure in fuga.
Governare, mica comandare
Qui si vede la differenza tra chi governa e chi grida. La remigrazione che servirebbe รจ un’altra: far restare, e magari tornare, quei 630mila. Solo che per riportarli servono cose noiose. Una casa che non costi un intero stipendio. Un salario che valga quanto quello tedesco. Servizi che funzionino, dai treni agli asili. Una vita culturale che non faccia sembrare provincia ogni cittร . Roba che si costruisce in anni, mica in un comizio.
E tutto questo nasce dal governo, non dagli slogan: dalla scelta di dove mettere i soldi, dal costruire nel tempo, dall’accettare che i risultati arrivino dopo il voto. Il generale Roberto Vannacci, che ha lasciato la Lega a febbraio e fondato Futuro Nazionale, la remigrazione la immagina invece al rovescio: prometterne l’espulsione, riempire un palco a Milano e incassare l’applauso. ร piรน rapido, certo. Solo che mentre lui addita gli stranieri da rimandare indietro, gli italiani piรน istruiti continuano a partire da soli, in silenzio, con il biglietto pagato di tasca loro. E quei posti vuoti, in corsia o nei laboratori, non li riempie nessun comizio.
Le agevolazioni per il rientro dei cervelli il governo le ha messe, dice. Aspettiamo. Perchรฉ il talento si trattiene con un Paese serio, non con la paura. E un Paese serio va governato, non comandato.