Leader e programma cercasi: il cantiere del centrosinistra è fermo

Dopo l'appello alle primarie del M5S, i lavori per mettere assieme un programma condiviso e credibile da parte del centrosinistra sono fermi.

Leader e programma cercasi: il cantiere del centrosinistra è fermo

Che la valanga di no al referendum sulla giustizia non fossero da accreditare ai partiti del centrosinistra è un’analisi che molti politologi, a partire da Marco Revelli, avevano fatto. Con la considerazione che non era scontato che, alle prossime elezioni, quello stesso elettorato – soprattutto giovani – che aveva votato no alla separazione delle carriere, sarebbe tornato a votare e a votare per i partiti progressisti. E così, infatti, in questa ultima tornata elettorale delle Comunali è stato.

Leader e programma cercasi: il cantiere del centrosinistra è fermo

I fari del campo progressista erano tutti puntati su due caselle: Venezia e Reggio Calabria. Ma il ribaltone non c’è stato a Venezia, che rimane in mano alle destre, e i progressisti hanno perso (male) dopo 12 anni Reggio Calabria. Un pessimo test per lo stato di salute del centrosinistra. La verità è che dopo il referendum, il presidente del M5S, Giuseppe Conte, aveva rilanciato sulla necessità di buttare giù un’agenda programmatica e poi in base a quella, tramite lo strumento delle primarie, individuare la leadership del centrosinistra. Ma quell’appello ha provocato malumori e in casa Pd e in casa Alleanza Verdi e Sinistra, e così anche i lavori per mettere assieme una proposta condivisa e credibile da parte del centrosinistra si sono arenati.

Scalpitano i riformisti dem

I riformisti dem nel day after hanno alzato il tiro. “I risultati ci aiutano a riportare sulla terra chi aveva già preso il volo costruendo letture nazionali fondate più sulle suggestioni che sulla realtà”, ha scritto l’eurodeputata dem Pina Picierno. Parole che per alcuni sembrano dirette proprio alla segretaria Elly Schlein, indirettamente accusata di aver caricato di eccessivo significato la sfida di Venezia dopo aver dato una ‘lettura troppo politica’ del referendum. Picierno ha parlato di errori di analisi e lanciato l’allarme: “le coalizioni tengono se hanno pragmatismo e classi dirigenti credibili”. Critica che appare rivolta alla scelta dei candidati, a cui segue il solito mantra che bisogna allargare le maglie dell’alleanza.

Il responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi ha invitato a fare “il computo complessivo alla fine”, dopo i ballottaggi, e predicato calma in vista delle politiche: “la partita per l’anno prossimo è aperta”. Ma anche all’interno della stessa maggioranza dem si accumulano analisi e preoccupazioni, a cominciare dalla richiesta dello “scatto in più” sul programma e sulla coalizione.

La richiesta di uno scatto in più

“Il persistere di una coalizione, che pure ha grossi problemi ad affrontare la quotidianità del governo nazionale, è il tema che noi ci dobbiamo porre. Penso che non avviene un travaso di voti fino a che, in qualche modo, non è percepibile e chiara una alternativa. E un’alternativa non è soltanto una coalizione, anche se penso che sia stata la più importante conquista che noi abbiamo realizzato in questi anni perché, e questo va dato atto al gruppo dirigente nazionale, noi veniamo dalle politiche del 2022 nel quale invece proprio la mancanza della coalizione ha consentito alla destra di vincere. Però la coalizione non è un progetto e io credo che sia il momento di cominciare a lavorare sul progetto”, ha detto l’ex ministro del Lavoro ed esponente Pd, Andrea Orlando. Il più volte ministro ha lanciato l’idea di Comitati per l’alternativa in tutte le realtà, nelle quali partecipino anche tutte quelle persone che si sono messe in campo al referendum.

Anche Nicola Fratoianni di Avs sollecita gli alleati: “Dobbiamo sbrigarci a dare al Paese l’idea di una coalizione che ha un profilo stabile e soprattutto che insieme lavora, ragiona, discute e propone un’alternativa. Bisogna che insieme le forze politiche costruiscano iniziativa comune e su questo c’è obiettivamente ancora un ritardo, che va colmato rapidamente. Noi di Avs questa cosa la diciamo la diciamo da tempo – conclude Fratoianni – ma siccome poi il tempo passa per evitare che poi sia troppo tardi, bisogna cominciare”.

Conte ha parlato di una tornata ancora in corso e mostrato “prudenza” nell’avanzare conclusioni su “elezioni territoriali”. Ma anche il pentastellato ha ribadito l’impegno per definire il “progetto progressista”. Insomma tutti d’accordo a parole ma poi in difficoltà a tradurre nei fatti quella spinta alla costruzione di un’alternativa alle destre. Difficoltà che finora ha consentito al governo Meloni di tirare a campare.