L’equità non va in pensione. Il 5% degli assegni d’oro pesa come il 44% dei poveri

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di Maurizio Grosso

Per carità, si dice sempre che sono diritti acquisiti e che dietro a quelle cifre stratosferiche non c’è nulla di illegale. Vero, ma mai come adesso c’è una questione di equità che è veramente difficile eludere. Il quadro fornito un paio di giorni fa dall’Istat è a dir poco incredibile. Il terreno è quello letteralmente minato delle pensioni d’oro, espressione a volte anche sin troppo semplicistica con la quale si designano i trattamenti economici previdenziali più ricchi. Ebbene, dal quadro Istat viene fuori che in Italia il 5% dei pensionati più ricchi, quelli che ricevono assegni mensili dai 3 mila euro in su, assorbe un totale di 45 miliardi di euro di spesa pensionistica. Una cifra molto vicina ai 51 miliardi di euro di pensioni che invece vengono pagate a coloro che percepiscono un assegno dai mille euro mensili in giù e che corrispondono al 44% del totale. Una divaricazione impressionante, alla luce della quale il 5% dei pensionati ricchi prende quasi quanto il 44% dei pensionati più poveri. Ripetiamo, è tutto legale, frutto di quelle normative generose che decenni fa hanno consentito di ottenere trattamenti “privilegiati” rispetto a oggi, soprattutto in virtù del sistema di calcolo cosiddetto retributivo.

I dati
Le cifre fornite dall’Istat si riferiscono all’anno 2011, quando i pensionati che percepivano più di 3 mila euro risultavano 861 mila, ovvero il 5,2% del totale. Di fronte a loro ci sono 7 milioni e 348 mila pensionati che si collocano sotto i mille euro al mese, appunto il 44%. Ai più ricchi corrisponde il 17% della spesa pensionistica complessiva, a quelli più poveri il 19,2%. Qualsiasi cifra si voglia utilizzare, si tratta di una situazione che viene percepita come un doloroso schiaffo in faccia da tutti coloro che sono costretti a tirare la cinghia e arrivare a stento alla fine del mese. Ma tant’è. Peraltro va ribadito che le cifre Istat fanno riferimento al 2011, ed è quindi verosimile che nei prossimi anni qualcosa potrà cambiare. Una delle manovre economiche varate in quell’anno, nella fase finale dell’ultimo governo Berlusconi, ha introdotto il blocco dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, misura poi bocciata dalla Consulta. Ma su provvedimenti del genere si sta comunque tornando a regionare.

Crescono gli assegni extra
Fatta questa premessa, però, è interessante notare come tra il 2010 e il 2011 sia cresciuto il numero dei pensionati più ricchi. Mentre il numero complessivo dei pensionati italiani è sceso di 38 mila unità, quello di coloro che percepiscono assegni superiori ai 3 mila euro è salito di 85 mila (+10,9%), con un aumento della spesa di 4,6 miliardi di euro. Si tratta, come ha spiegato l’Istat, di una tendenza alla “migrazione” dei pensionati verso le classi di importo maggiore. Sempre nel 2011, infatti, si è verificata una diminuzione di 250 mila pensionati sotto i mille euro (-3,3%). Ma la spiegazione dell’Istituto nazionale di statistica, anche in questo caso, non può essere certo accolta con sollievo da parte di quel 44% di pensionati che è costretto a viaggiare sotto i mille euro al mese.

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