Regole più rigorose sulla liberazione dei boss. Ma la legge sui pentiti va preservata. Cartabia: “Il Parlamento raccolga l’invito della Consulta”

MARTA CARTABIA
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Per il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, oggi in audizione presso la Commissione Antimafia, la legge sui collaboratori di giustizia è “una norma da preservare, anche se pronunciare queste parole in questo momento è impegnativo”. “Non sono insensibile al dolore dei familiari delle vittime – ha aggiunto il guardasigilli – che ha provocato la scarcerazione di Brusca, ma le parole pronunciate da Maria Falcone credo siano state un commento più che pertinente, diceva: ‘mi addolora ma è una legge dello Stato che ha voluto lo stesso Giovanni Falcone'”.

Sulla liberazione condizionale, ha detto la Cartabia riferendosi al dibattito sull’ergastolo ostativo ai boss, “il Parlamento non dovrebbe mancare l’occasione di raccogliere l’invito della Corte, si tratta di un invito a modificare l’assetto vigente rimuovendone i profili di incostituzionalità, per scrivere nuove norme che tengano in considerazione le peculiarità del sistema mafioso e della criminalità organizzata, ovvero evitare che siano assimilate al trattamento che hanno le modalità di esecuzione penale degli altri reati comuni”.

“La sfida – ha aggiunto la ministra della Giustizia – sarà stabilire un regime adeguato che consenta la liberazione condizionata dei condannati di mafia anche se non collaboranti, tenendo conto delle particolari caratteristiche di associazione mafiosa, e tenendo conto che le condizioni di accesso ai benefici dovranno essere diverse rispetto a quelle previste per chi collabora, lo dice espressamente la Corte”.

“La mafia non è ancora stata sconfitta, è quindi necessario tenere sempre l’attenzione alta e vigile da parte dello Stato” ha aggiunto la Cartabia citando le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso all’Aula bunker di Palermo. “Il vostro lavoro ha proprio questo scopo”, ha detto rivolgendosi ai componenti della Commissione parlamentare.

“Il nodo, al quale sono molto sensibile – ha detto Cartabia -, è quello di restituire ai fondamentali passaggi dell’iscrizione della notizia di reato, e della comunicazione che ne viene fatta all’indagato, il significato di tutela che gli è proprio. Dal punto di vista giuridico, l’iscrizione al registro degli indagati, l’informazione o l’avviso di garanzia, sono istituti processuali posti a tutela della persona attinta dagli atti dell’autorità giudiziaria. Sono istituti di garanzia, appunto”.

“Il loro scopo – ha proseguito il ministro Cartabia – è quello di assicurare una assistenza difensiva tempestiva, affinché non siano compiuti atti investigativi che riguardano una persona senza che questa ne sia a conoscenza e possa essere assistita da un difensore. Tuttavia, nei fatti la comunicazione all’interessato dell’avviso di garanzia spesso diviene di dominio pubblico e rischia di innescare di un meccanismo di stigma sociale, a detrimento, anziché a vantaggio, della persona destinataria”.

In tema di collaborazione, Cartabia ha annunciato che il ministero della Giustizia ha appena inoltrato la domanda di estradizione al Brasile per Rocco Morabito, il boss della ‘ndrangheta arrestato nelle scorse settimane e considerato il secondo latitante più pericoloso dopo Matteo Messina Denaro. A breve, ha informato ancora il ministro della Giustizia, la stessa richiesta sarà formalizzata anche per Vincenzo Pasquino.

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