Il Daily Telegraph inglese sostiene che foto e video della grande ricostruzione di Mariupol ad opera dei russi siano falsi. È possibile?
Elvia Musetto
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Gentile lettrice, l’impero britannico è russofobo da secoli, da quando capì che poteva penetrare ovunque in Asia (India, Cina, ecc.) tranne che nelle repubbliche russe, successivamente sovietiche, dell’Asia centrale perché l’Orso era troppo forte per i loro denti. Il sogno della Thatcher, condiviso da Reagan, era di vedere la Russia spezzettata in tanti piccoli Stati da immettere nel frullatore dell’Occidente, com’è poi avvenuto coi Baltici e tanti altri dell’Est Europa, ed essere quindi snaturati e saccheggiati. Alla fine della seconda guerra mondiale l’invidia dell’establishment britannico per la Russia crebbe ancor più, perché Londra aveva perso l’impero, mentre l’Urss aveva acquisito mezza Europa e vaste influenze in tutta l’Asia e l’Africa. Non per nulla Churchill, alla fine della guerra, cercò di convincere Truman ad attaccare la Russia, ma l’americano declinò la proposta. Venendo al Telegraph, scrive cose dell’altro mondo: per esempio che nella battaglia di Mariupol sono morti tra 20.000 e 88.000 civili ucraini. In realtà i civili morti in tutta l’Ucraina a oggi sono poco più di 11.000, una cifra non contestata. Come possono essere stati tra 20.000 e 88.000 nella sola Mariupol? Queste menzogne degne dei giornali italiani ci dicono quanto sia affidabile il Telegraph, il più venduto dei giornali “di qualità” inglesi (figuriamoci se non fosse di qualità), i cui committenti spesso sembrano risiedere nel Foreign Office e nei servizi segreti.