Linea dura sui migranti. Minniti prepara la svolta: nuovi Cie e rimpatri forzati, non solo sulla carta

dalla Redazione
Cronaca

Almeno a parole il ministro dell’Interno, Marco Minniti, annuncia cambi di rotta imminenti sul tema immigrazione all’insegna di “severità e integrazione”. Una circolare del Capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli, ha invitato tutti i prefetti e i questori a predisporre un grande piano per rintracciare gli immigrati illegali, affinché siano portati nei Cie e rimpatriati in massa. La circolare parla di accompagnamento fisico nei paesi d’appartenenza. Una linea dura annunciata anche da tanti altri Paesi europei. Il Capo della polizia ha così avviato una vasta operazione finalizzata a dare indicazione ai prefetti e ai questori di predisporre piani specifici nei loro territori. Il piano prevede nuovi centri di identificazione ed espulsione (Cie). Si sarebbe arrivati a ipotizzarne uno per ogni Regione italiana. Insomma sarebbe necessaria una svolta epocale vista l’attuale situazione. Servirebbe, in poche parole, una bacchetta magica.

La situazione attuale – I Cie effettivamente operativi attualmente in Italia sono cinque. Secondo la scheda ricostruttiva dell’Agi parla di una capienza totale di circa 350 posti per i Cie di Roma, Torino, Brindisi, Caltanissetta e Bari (quest’ultimo però inagibile per lavori). Trapani di recente è stato trasformato in ‘hotspot’, uno dei centri per l’identificazione dei migranti richiesti dalle normative europee. Le strutture di accoglienza dei migranti comprendono anche i Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), i Centri di accoglienza (Cda) e i Centri accoglienza per richiedenti asilo (Cara). I Cpsa ospitano gli stranieri al momento dell’arrivo: qui ricevono le prime cure mediche, vengono fotosegnalati e possono fare domanda di protezione internazionale prima di essere trasferiti nelle altre tipologie di centri. Cda e Cara sono in funzione a Gorizia, Ancona, Roma, Foggia, Bari, Brindisi, Lecce, Crotone, Catania, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Cagliari. Insomma c’è ancora tanto da fare, sperando non restino soltanto nel libro dei sogni dei buoni propositi per il nuovo anno.