Di nuovo lo stesso copione. Il governo italiano, tramite Giancarlo Giorgetti, che chiede flessibilità e aiuti, l’Ue che dice di no. Anche all’Eurogruppo va in onda un film già visto, con qualche piccolo passo avanti sul fronte della tassa sugli extraprofitti, che viene rilanciata da alcuni Paesi, tra cui l’Italia stessa. La richiesta proviene da Roma, ma anche da Berlino, come conferma il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbell, secondo cui si deve affrontare il “tema della tassa sugli extraprofitti”.
Ma anche su questo punto, ammette il ministro di Berlino, “non ci sono maggioranze a favore a Bruxelles”. Klingbell sottolinea di essere affiancato, in questa battaglia, da Spagna e Italia, con l’obiettivo di ottenere un contributo dalle aziende che guadagnano dalla crisi energetica. Per ora, però, sembra un nulla di fatto. Esattamente come sulle deroghe al Patto di stabilità.
Patto di stabilità, per l’Italia un altro nulla di fatto in Ue
Giorgetti, parlando all’Eurogruppo, ribadisce che bisogna agire con urgenza di fronte allo shock energetico. Ma la ricetta italiana non cambia, nonostante venga osteggiata dalla maggior parte dei partner europei: il ministro, infatti, sottolinea come l’opzione da percorrere sia quella di “estendere, lasciando invariato il tetto già previsto, l’applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetica”.
In sostanza, la deroga al Patto di stabilità – ricordiamo, firmato anche dal governo Meloni – deve riguardare non solo la difesa ma anche l’energia, secondo Giorgetti. Anche stavolta, però, l’appello italiano sembra destinato a cadere nel vuoto. Le posizioni, a Bruxelles, non sono cambiate. Il ministro dell’Economia belga, Vincent van Peteghem, ribadisce che non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di stabilità, anche perché misure che incidono sui prezzi dell’energia potrebbero finire per “stimolare la domanda”. Non cambia idea neanche il governo olandese, secondo cui non è possibile che di fronte a ogni shock la risposta “sia più debito e maggiore flessibilità nelle regole” di fronte a “livelli di debito troppo elevati”. B
en altra soluzione viene invece proposta dalla Polonia, con il ministro dell’Economia, Andrzej Domanski, che chiede all’Ue di concentrarsi sulla riduzione dei prezzi dell’energia a medio-lungo termine “investendo in fonti energetiche a basso costo”. Infine, c’è un’altra – costante – questione per l’Italia che è quella del Mes. Sulla quale è tornato il Single resolution board, l’autorità di risoluzione bancaria, ritenendo “necessario” il completamento dell’unione bancaria bloccato dall’Italia.